ESCLUSIVA Moriero: “Inter, serve qualità. Ronaldo? A Mosca andò da Simoni e gli disse…”

Le parole dell’ex calciatore nerazzurro intervenuto in diretta sulla pagina Instagram di FCINTER1908.IT

di Daniele Vitiello, @DanViti
Francesco Moriero con Gigi Simoni

Checco Moriero si conferma un grandissimo uomo anche in questo momento di difficoltà. L’ex campione dell’Inter ha raccontato l’iniziativa benefica intrapresa insieme a Fabrizio Miccoli, nel corso del suo intervento in diretta sulla pagina Instagram di Fcinter1908.it: “Come si può vedere sul mio profilo Instagram, ho voluto mettere in palio tre maglie dell’Inter e una della Nazionale per stimolare i collezionisti. Devo dire che hanno riscosso un discreto successo, ma vi invito a fare ancora di più per permetterci di garantire beni di prima necessità alle famiglie più bisognose di Lecce. Ho visitato diverse case e molta gente si vergogna nel chiedere aiuto, questo ci dà una forza ulteriore per aiutarci. C’è tempo fino a domani alle 20″.

INTER – “Nella mia carriera calcistica ho avuto la fortuna di giocare in grandi piazze, alle quali spero di aver dato abbastanza. A Milano ho scoperto cosa vuol dire indossare quella maglia. Ho avuto la fortuna di giocare con giocatori importantissimi, gente che ha fatto la storia del calcio italiano e mondiale. Me lo porto ancora dietro. La gente dopo vent’anni ricorda ancora quell’Inter del ’98. Abbiamo lasciato un bel ricordo anche fuori dal campo e quella è la cosa più grande. Non dimentico che l’Inter mi ha dato la possibilità di disputare il Mondiale”.

TRATTATIVA – “Ero svincolato dalla Roma e chiusi l’accordo con il Derby County, prima di una telefonata con Galliani che mi invitò a Milano per firmare col Milan. Partii per Milano e firmai. Dopo una settimana, ero al mare e mi chiamò Mazzola. “Peppino, vuoi venire all’Inter?”, mi disse. Non so perché mi ha sempre chiamato Peppino. Venni a sapere che il mio procuratore si era accordato con entrambe le squadre, il Milan per far pace diede una lista di giocatori all’Inter tra i quali scegliere una pedina. Simoni scelse me e andai all’Inter”.

MORATTI – “E’ stato un papà. Una persona umile, garbata. Prima di ogni partita veniva in ritiro e ci caricava. Dopo quel discorso andavamo a dormire e volevamo vincere solo per lui. Ti conquistava, aveva l’Inter nel cuore. Solo prima dei derby non veniva a caricarci. Quelle sono partite che si preparano da sole anche a livello psicologico. Durante la settimana ci chiamava a casa per sapere come stavamo”.

RONALDO – “In questo momento ci sono tantissimi campioni in giro, ma lui era qualcosa di diverso. Aveva una potenza e un’agilità impressionanti. In Italia ci sono stati tantissimi campioni, ma penso che lui sia stato qualcosa di più. Puntava la porta in una maniera impressionante. A San Siro, quando lui prendeva palla c’era il silenzio assoluto, perché poteva inventare sempre qualcosa. In allenamento era strepitoso, faceva cose impressionanti. Si è detto tanto di lui, posso confermare che era tra i primi ad arrivare e tra gli ultimi ad andare via. Sapeva di essere fondamentale per noi.

FENOMENO A MOSCA – “C’erano -13°, un freddo mai sentito in vita mia. Non riuscimmo a fare il riscaldamento perché il campo era fangoso, si respirava un’aria difficile perché noi eravamo una squadra tecnica. Ronaldo la avvertì e negli spogliatoi disse a Simoni “non preoccuparti, te la faccio vincere io la partita”. E così fu. Nei momenti importanti usciva sempre fuori”.

WEST – “Era un pazzo scatenato. Nelle partitine era cattivissimo, più di una volta Simoni doveva fermare il gioco e dicendogli di darsi una calmata. Ricordo che ci faceva inginocchiare e ci dava la benedizione per andare a vincere. Ricordo che quella Inter era la squadra più abbronzata d’Italia. Sembravamo tutti figli di Taribo: ricordo che Ronnie aveva una malattia alla pelle e Volpi gli disse di fare una lampada. Ci accodammo un po’ tutti e sembravamo tutti uguali”.

SIMONI – “Gestiva lo spogliatoio, non era uno cattivo. Bastava uno sguardo per metterci in riga. Eravamo tutti molto uniti, ricordo che andavamo alle 10.30 ad Appiano senza obbligo, per stare insieme, e andavamo via ben oltre la fine dell’allenamento. Ricordo la battuta che Simoni fece quando venne il primo giorno negli spogliatoi. “Qui siamo tutti uguali, tranne uno (Ronaldo, ndr)”, disse. Ridemmo tutti. Quando andò via ci mancò una guida. Andammo da Moratti per chiedergli di cambiare idea, ma la decisione era già presa. Mi ha fatto poi molto piacere leggere le parole di Moratti qualche anno dopo: ha detto che se tornasse indietro non lo rifarebbe mai”.

COPPA UEFA – “Andammo a Parigi convinti che avremmo vinto la Coppa. Cantavamo prima della partita, eravamo molto allegri, facevamo gli inni della curva per caricarci. Scendevamo in campo per vincere, ma questo per tutto l’anno. Non ci fu partita per una Lazio comunque molto forte. C’è tanto rammarico per non aver vinto lo scudetto, devo essere sincero. Negli altri due anni anche si poteva fare di più, l’esonero di Simoni scombussolò un po’ lo spogliatoio. Anche nell’anno di Lippi avevamo uno squadrone incredibile, partimmo bene, ma poi ci fu un calo mentale”.

GOL –Ne ho fatti pochi, ma ho cercato sempre di lasciare il segno. Molti ricordano quello con il Neuchatel. Ne è passato di tempo, ma lo ricordo come fosse ieri. Non so come feci a prendere questa palla altissima. Ho ancora i dolori per quel gol (ride, ndr). Quello che però più mi rappresenta è quello contro il Piacenza. Ricordo che la partita non si sbloccava, guardai la panchina e vidi che era pronta la sostituzione. In quel momento Stroppa perse palla, arrivò a me e ci provai sapendo che era la mia ultima azione. Superai diversi ostacoli e buttai la palla dentro, ma in quel momento non mi resi conto di quanto fatto. Ricordo che andai da Simoni, che durante l’azione mi ordinava di passare la palla, e gli dissi ridendo “ora l’ho passata””.

ZANETTI – “Quando arrivai all’Inter lui era il titolare a destra. Prima si allenava molto la tecnica individuale, vidi che ai grandi attaccanti dell’Inter piacevano molto i miei cross e provai ad insistere su questa cosa per ritagliarmi un ruolo in squadra. Il mister chiamò Zanetti e gli propose di giocare a sinistra per permettere a me di giocare a destra. Il mio capitano diede l’ok, dimostrandosi un grandissimo uomo, e grazie a lui sono riuscito a contribuire ai successi di quella Inter”.

BERGOMI – “Eravamo in panchina prima della partita col Cile al Mondiale del ’98. Ci tenevamo la mano durante l’inno. Alzai lo sguardo e vidi che piangeva. Si emozionava ed è fantastica questa cosa. Ho avuto il piacere e l’onore di giocare con lui, mi ha dato grandissimi insegnamenti”.

CONTE – “Abbiamo trascorso l’infanzia insieme e conosco i suoi principi. Sono stato contentissimo quando è andato all’Inter. Si parlava anche della Roma, ma l’Inter ha fatto lo scatto finale e lo ha preso. Parliamo di uno tra i più forti in circolazione, sia caratterialmente che per come prepara le partite. E’ un vincente. In Italia non è facile vincere, ma sono convinto che porterà l’Inter dove merita. L’ho sentito anche in questi giorni tramite messaggi per capire come stanno andando le cose”.

L’INTER DI OGGI – “Questa squadra va migliorata con una bella dose di qualità. Serve imprevedibilità per superare la Signora (Juventus, ndr). Mi piacerebbe vedere giocatori alla vecchia maniera, qualcosa fuori dagli schemi. Credo che qualcosa stanno cercando di fare per migliorarla ancora”.

 

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