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Godin: “Questa Inter è costruita intorno a Conte. Il club è ambizioso. C’è un giocatore che…”

Gianni Pampinella

Le parole del difensore nerazzurro

Sono bastati pochi minuti a Diego Godin per prendersi l'Inter e conquistare i tifosi nerazzurri. Arrivato a parametro zero, il difensore ha messo in mostra personalità, garra, forza e tanta esperienza a cui Conte nel corso della stagione difficilmente rinuncerà. In una lunga intervista rilasciata al quotidiano spagnolo Marca, Godin parla dei suoi primi mesi da giocatore nerazzurro: "La mia vita a Milano? Ho avuto poco tempo. Tra viaggi e allenamenti ad Appiano Gentile, non sono stato in grado di fare molto. Di recente ho visto il Duomo. Qui mangiamo e ceniamo prima e ci stiamo adattando. Avere un connazionale [Matías Vecino] nella squadra e Borja Valero ha reso tutto più facile. Sono felice".

Sei uno dei nuovi, ma uno dei più esperti nello spogliatoio. Ti vedono già come un "capo"? Nell'Atletico lo eri.

"Non mi sento affatto un capo. Questo è come chiunque vada in un nuovo lavoro. Devi entrare a poco a poco. Non è il mio stile dare calci o imporre. Sì, mi sento importante, sì. Conoscono la mia carriera, sanno chi sono, ma io lavoro come tutti gli altri, capitano o meno. E mi aiutano molto: capisco quasi tutto della lingua italiana, ma a volte trovo difficile esprimermi. È uno spogliatoio caloroso, di brave persone".

Sei della vecchia guardia. Prima, in generale, i veterani erano più rispettati, giusto?

"Sì, tutto è cambiato, per non parlare di questa o di un'altra squadra. In Uruguay ho sperimentato la transizione tra gli spogliatoi con codici più vecchi e quelli di oggi, dove c'è un'altra prospettiva calcistica".

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