Milito: “Barça-Inter, mai gara più sofferta. Immaginate, accadde di tutto. Mourinho…”

Milito: “Barça-Inter, mai gara più sofferta. Immaginate, accadde di tutto. Mourinho…”

Dagli studi di TyC Sports il Principe Milito ha ricordato le sensazioni di una notte magica. Nel dettaglio, ha raccontato la figura di Josè Mourinho, con tutte le sue virtù

di Dario Di Noi, @DarDinoRio

Ospite di ‘Estudio Futbol’, in onda su TyC Sports, il Principe Diego Milito ha raccontato ai giornalisti argentini la figura di Josè Mourinho, ricordando poi certe sensazioni, magiche, provate nella notte del Camp Nou, quando l’Inter eliminò il Barcellona dei marziani.

Queste le sue parole del numero 22: “Mourinho ovviamente è un allenatore bravissimo, parla il suo curriculum: ha vinto tutto il possibile, ovunque sia stato. Ma quello che ha di particolare, oltre ad essere preparatissimo, è la sua forza nel gestire il gruppo. Mourinho è un gran gestore del gruppo. In questo è speciale. Riesce a spremere da ogni giocatore il 100 %. E credo che questa sia la sua grande virtù. E’ un personaggio aperto, dà un immagine di sé al di fuori che però dentro non ha. E’ tutto il contrario. Con lui puoi parlare, ti puoi confrontare su ogni tipo di cosa. Ad esempio Sneijder, che per noi era un giocatore fondamentale e lui lo sapeva, in un certo momento stava vivendo una situazione familiare difficile, perché aveva il figlio in Olanda ed era separato. Perciò, quando c’era la possibilità di concedergli un giorno libero, lo lasciava libero di andare dal bambino e saltare l’allenamento. Altre volte magari non era possibile, e così gli chiedeva di restare a Milano ed allenarsi per tutta la settimana. E’ un allenatore che sa gestire molto bene i momenti, e mantiene sempre felici i suoi giocatori. Tatticamente? Come allenatore in sé non è uno di quelli che ti meravigliano, anche se è preparato e ti accompagna alla partita analizzando il minimo dettaglio. Ogni allenatore in Europa ha il suo stile di preparazione”.

Barcellona-Inter? In certe partite ti rendi conto di quello che serve alla tua squadra in quel preciso momento. Incide soprattutto la circostanza, tutto quello che ti stai giocando. Fu una partita particolare, speciale per tutto quello che significava, perché noi avevamo un vantaggio da difendere e ci eravamo preparati per farlo in questa maniera. Giocare su quel campo è difficilissimo 11 contro 11, immaginatevi 10 contro 11. Si trattava di una semifinale di ritorno, con due gol di differenza da difendere, contro il miglior Barcellona della storia, ad un passo da una finale dopo 45 anni dall’ultima vittoria dell’Inter. Questi non sono dettagli minori. Oltretutto quella sera non potè giocare Pandev, e quindi il mister fu costretto a fare un cambio negli spogliatoi, e dopo pochissimi minuti ti ritrovi a giocare in uno in meno. Questo è tutto quello che ci siamo ritrovati ad affrontare a Barcellona, conoscendo già tutte le difficoltà di quella partita, all’idea di giocare 11 contro 11. Immaginate in 10. Perciò lì capimmo cosa fare, noi giocatori e il tecnico: avremmo dovuto difendere quel risultato alla morte, perché avevamo una finale lì, ad aspettarci. E alla fine siamo riusciti a conquistarla. Se è stata la partita in cui ho più sofferto nella mia vita? Senza dubbi. Senza dubbi. All’ultimo minuto gli annullarono un gol, per una mano che generò qualche dubbio. Ma si parla molto di questa partita, eppure io dico sempre che noi la qualificazione ce la siamo conquistata a Milano. Un gol mio, uno Maicon e uno Sneijder.

Noi lì abbiamo passato il turno, andando pure sotto con il gol di Pedro. Passare in svantaggio contro quel Barcellona sappiamo cosa voglia dire, contro una squadra con quel possesso di palla. Fu una partita fantastica, uno spettacolo assoluto quello che si è visto. Abbiamo rimontato, abbiamo vinto bene e meritatamente. Poi al ritorno, con tutti i fattori condizionanti che sono capitati, dovevamo solo difendere”.

 

 

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