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Skriniar: “All’Inter sto bene, più liberi con Inzaghi. Scudetto e Liverpool? Credo…”

Skriniar: “All’Inter sto bene, più liberi con Inzaghi. Scudetto e Liverpool? Credo…” - immagine 1

Il difensore dell'Inter, Milan Skriniar, si racconta ai microfoni del Corriere della Sera, tra campo e futuro in nerazzurro

Alessandro De Felice

A 26 anni, ha già guadagnato i gradi di senatore. Stazza da armadio, come il nome, e cuore tenero, come lui stesso ci tiene a sottolineare: "Non sono un cattivo". Milan Skriniar si è raccontato in una lunga intervista ai microfoni del Corriere della Sera:

È arrivato alla Samp per 1 milione, è passato all’Inter per 34. Si aspetta di vincere lo scudetto?

"Ci speravo. Sapevo di venire in club storico, anche se era in difficoltà. C’era Spalletti e voleva puntare più in alto".

Giampaolo e Spalletti difesa a quattro, Conte e Inzaghi a tre. Il cambio com’è stato?

"Difficile. Non avevo mai giocato a tre, faticavo. Conte è stato bravo, mi spiegava i movimenti, anche con i video".

Dei quattro allenatori (Giampaolo, Spalletti, Conte Inzaghi) che si porta dietro?

"Giampaolo spiega tutto, devi tenere la linea al millimetro, guardare i compagni: mi ha insegnato tanto. Spalletti giocava più o meno nello stesso modo. Conte un martello, ti inculca la mentalità vincente, la assimili pure se non vuoi. Inzaghi è come un compagno di squadra, ci capisce, ci parla, scherza e ride con noi. Con Conte si scherzava sì, ma di più quando avevamo già vinto lo scudetto".

I suoi compagni dicono che si sentono più liberi con Inzaghi. Per lei com’è?

"Sono d’accordo, si vede in campo. Come terzo di difesa mi trovo anche in attacco".

L’anno passato si è parlato di possibile cessione. La farebbe un’esperienza all’estero? A che punto è il rinnovo?

"Una nuova esperienza all’estero non è mai male, ma all’Inter e a Milano sto bene. Non penso di andare via, sono contento. Però non si sa mai che succede. Di rinnovo non ne stiamo ancora parlando, ho il contratto fino al 2023".

L’attaccante più difficile da marcare?

"Lukaku, per fortuna mi toccava solo in allenamento. È grosso, veloce, completo: non ce n’è un altro così forte e rapido. Dzeko era tosto, difende palla benissimo. Suarez e Benzema, due diavoli. Adesso affronto più esterni: Vinicius, Hazard. In Italia mi viene in mente Chiesa. Poi Messi e Ronaldo sono il top, i più forti di tutti".

Come si prepara?

"Studio. Guardo video, parlo con i compagni per capire movimenti, finte, ma sono così bravi che possono sempre fregarti con un mossa".

C’è stato un momento lo scorso anno in cui ha pensato non ce la facciamo a vincere?

"Quando siamo usciti dalla Champions è stato brutto. Però alla fine ci aiutato a vincere lo scudetto. L’eliminazione ci ha unito e messo dentro un grande senso di rivincita".

Come ha vissuto l’addio di Lukaku e Hakimi?

"Se ne parlava. Hakimi non ha neanche ricominciato con noi. Lukaku ce lo diceva che se ci fosse stata la possibilità sarebbe partito. Poi la società ha preso ottimi giocatori".

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I compagni con cui ha legato?

"Bastoni e Dimarco, ma anche Barella, Cordaz, Ranocchia. Stiamo tanto in ritiro e almeno con un gruppo di dieci si condivide tutto".

L’ha segnata il dramma di Eriksen? Come l’ha vissuto?

"Ero all’Europeo. Guardavamo la tv, il telecronista parlava russo, non capivo nulla, vedevo un giocatore a terra. Poi dall’Inter mi hanno tranquillizzato. Facciamo un lavoro bellissimo, siamo pagati bene, ma la vita è una. Ci ho riflettuto tanto, ma non voglio pensare che potrebbe succedermi una cosa simile".

Come l’anno scorso siete partiti piano: l’Inter sembra uno sprinter che esce male dai blocchi. Perché?

"Me lo chiedo anch’io. È una questione anche fisica con tante partite vicine, ma è la dimostrazione che la squadra non molla mai".

Perché in Europa faticate più che in Italia?

"In Serie A si lavora molto sulla tattica, non si gioca avanti e indietro ma più con la testa. Gli inglesi vanno, vanno, vanno. Con il Real abbiamo fatto bene, poi prendi gol su un tiro da 25 metri all’incrocio. Con certe squadre devi capitalizzare l’occasione".

Quante chance ha l’Inter contro il Liverpool?

"Credo in questa Inter, possiamo fargli male, soprattutto a San Siro. Arriviamo pronti anche se il calendario di gennaio febbraio è tostissimo".

Sono troppe le partite? Avete paura degli infortuni?

"Io vorrei giocare sempre, poi le forze non ci sono per fare 60 partite l’anno".

Lo stadio che l’ha emozionata di più? San Siro non vale.

"Quelli di Tottenham e Zenit, moderni e nuovi. Come atmosfera quello del Borussia Dortmund. Lì sbagliammo la ripresa, li stavamo massacrando, finì 3-2 per loro. Come si arrabbiò Conte...".

Inter favorita per il titolo?

"Penso di sì. Passa tanto dal gruppo, noi siamo uniti".

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