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Thohir: “Mai illuso nessuno, avevo 5 obiettivi importanti. Inter venduta a Suning perché…”

Andrea Della Sala

Il presidente dell'Inter ha parlato dei motivi che lo hanno portato alla cessione ai cinesi

Poche ore di sonno per il presidente dell'Inter Erick Thohir, responsabile anche del comitato organizzatore dei Giochi Asiatici. Dopo la grandiosa cerimonia di apertura, il tycoon ha rilasciato un'intervista all'agenzia Lapresse:

"Mi aspetta un'altra notte in bianco, c'è il debutto della mia Inter contro il Sassuolo... Ma perché la Serie A non adotta gli stessi orari della Premier? Noi asiatici siamo penalizzati, si va letto alle tre e mezza di mattina. Sono ancora presidente della società e ho ancora il 31% delle azioni. Soprattutto resto un tifoso appassionato".

Signor Thohir, dunque l'Inter rimane sempre nel suo cuore?

"Le dico questo: chi viene nel mio ufficio vede appese solo magliette dell'Inter, a cominciare da quella di Bergomi e di Zanetti. Oltre a quelle dei Philadelphia, la mia squadra in Nba. Però...".

Però cosa?

"Il business è il business. E io, quando ho comprato la società da Moratti, non ho mai illuso nessuno, non ho mai promesso lo scudetto subito. A un certo punto mi sono dovuto proteggere. Cerchi di capire cosa intendo".

Si spieghi.

"Quando sono arrivato mi sono posto cinque obiettivi. Il primo: costruire infrastrutture all'altezza della situazione, dal centro di allenamento allo stadio di San Siro. Il secondo: riorganizzare il management, infatti ho assunto Bolingbroke dal Manchester United e Antonello dalla Puma. Il terzo: allestire poco alla volta una squadra forte, per poi arrivare all'acquisto delle stelle. Il quarto: rispettare il financial fair play, cioè non poco. Il quinto: andare in Europa League e, nel giro di 5 anni, rientrare in Champions League".

Qualcosa è andato storto, pare. Che cosa è successo?

"Lo stadio non è stato possibile costruirlo, avrebbe generato business, sarebbe aumentato il giro di affari, il fatturato che consente di rimanere al passo con i grandi club di Europa. Prenda come esempio la Juventus, che si è potuta permettere Cristiano Ronaldo... Comunque, mi sembra che Suning abbia lo stesso obiettivo. Lo stadio, intendo...".

Questo cosa significa?

"Nulla, nulla... Le mie strategie erano chiare, mio padre mi ha insegnato a non fare nulla di nascosto, di poco trasparente. Ci sono passaggi obbligati per poter gestire una società sana e competitiva, senza debiti".

Perché ha venduto?

"Perché c'è stato chi si è offerto per diventare partner di maggioranza, con grandi obiettivi. Ho pensato: va bene... Ripeto: io mi sono solo protetto. Ho mantenuto la carica, il posto allo stadio, il 31% delle azioni, mi scrivo con i miei amici italiani e interisti. Ora tocca a Suning"

Le rimproverano di essere stato poco a Milano, di avere trascurato la società.

"Io non ho mai promesso che avrei passato settimane, mesi a Milano. Sono un uomo di affari e i miei interessi sono qui, in Indonesia. A Milano sono andato alcune volte, come a Londra... Avevo creato un management di assoluta affidabilità proprio per questo, per non dover essere tutti i giorni in Italia. Management di cui mi fidavo ciecamente".

Al tifoso Thohir viene spontanea una domanda: contento del mercato?

"Sono curioso di vedere in campo i nuovi acquisti ma onestamente nelle ultime settimane mi sono occupato solo degli Asian Games".

Soddisfatto?

"Sì, dopo due anni e tre mesi di lavoro lo sono. Spero che vada tutto bene per poter portare l'Indonesia alla candidatura per le Olimpiadi del 2032".

Dicono abbia rifiutato la carica di ministro dello Sport.

"Per rispetto non rifiuto mai un lavoro. Ma quando mi assumo una responsabilità voglio poter dare il 100 per 100, il massimo. E adesso ho il mio business e la mia famiglia che vengono prima di una carica pubblica".