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editoriale

Ecco perché bisogna ringraziare Spalletti. L’allenatore lascia l’Inter e una convinzione

Gianni Pampinella

La parabola nerazzurra del migliore allenatore dal post-Mourinho ad oggi

In situazioni complicate Luciano Spalletti ci si è infilato spesso nel corso della sua carriera. Il suo carattere spigoloso a volte non lo ha aiutato, in altre lo ha salvato da situazioni che molti allenatori non sarebbero stati in grado di gestire. In una stagione, la più lunga che io ricordi, dove è successo di tutto, Spalletti è riuscito a tenere a galla una barca che più volte è stata sull'orlo di affondare. Il caso Nainggolan, il caso Perisic e soprattutto il caso Icardi, hanno avvelenato un ambiente complesso come quello nerazzurro e raggiungere quella che a inizio stagione sembrava una formalità, la Champions, non era poi così scontato. Spalletti ha preso un'Inter che veniva da stagioni che definire disastrose è un eufemismo, è riuscito a portarla in Champions al primo anno e si è ripetuto nel secondo. Il caso ha voluto che sia stato proprio un suo pupillo, Radja Nainggolan, a segnare il gol decisivo, ribattezzato il gol da 50 milioni di euro. Sicuramente Spalletti ha commesso degli errori, questo va detto. Colpa anche di quel carattere spigoloso che lo ha portato ad andare in trincea nei momenti in cui sarebbe stato meglio calmare le acque. Ma nelle acque agitate Luciano Spalletti ci nuota benissimo. "A me piace questa situazione, ci sto bene dentro. Rifatemelo anche il prossimo anno che è un piacere", ha detto l'allenatore in quella che è stata la sua ultima conferenza post-gara da allenatore dell'Inter. Una frase che racchiude tutto il suo ego e la sua personalità. L'altro errore commesso dall'allenatore è stato quello di non essere riuscito ad alzare l'asticella, nessun passo avanti rispetto alla passata stagione, grave pecca. Anche sul piano del gioco, la squadra è apparsa spesso andare in confusione, sfilacciata, senza idee se non il solito fraseggio centrocampisti-difensori-centrocampisti del tutto inutile e snervante per certi aspetti. Anche la gestione di alcuni giocatori ha fatto storcere il naso, Gagliardini su tutti.

Spalletti lascia due piazzamenti in Champions e una convinzione: il tempo dell'oblio per l'Inter è finito e il merito è anche dell'allenatore di Certaldo. I tifosi gli hanno rimproverato scarso coraggio invocando spesso un modulo che prevedesse due punte in campo. Gli hanno rimproverato di avere avuto 'il braccino' in determinate situazioni, soprattutto nella gara contro il PSV. Forse è qui che si sono palesati alcuni limiti del tecnico e forse è anche per questo che in società si è deciso di puntare su un alto allenatore. Adesso la sua avventura volge al termine, ha portato fino in fondo l'arduo compito che gli era stato assegnato due stagioni fa e lo ha fatto da grande professionista. La sua immagine più bella? Il primo giorno del ritiro a Brunico quando un tifoso insultò Ranocchia. "Siamo qui per lavorare, se dovete fare così potete andare", fu la risposta di Spalletti, risposta da uomo vero che, bisogna sottolinearlo, ha sempre difeso i suoi giocatori davanti a tutto e tutti. Adesso per Luciano è arrivato il momento di svuotare l'armadietto e iniziare a pensare a una nuova avventura, magari infilandosi in un altro tritacarne, che a lui piace tanto. Senza tregua, Mister!