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Il Premio Facchetti a Pirlo: “Inter, un bellissimo ricordo”. Zanetti: “Si vedeva la classe”

Eva A. Provenzano

Nella Sala Buzzati è stato consegnato all'ex giocatore il premio dedicato al compianto ex presidente nerazzurro

Il Premio 'Il bello del calcio' in memoria di Giacinto Facchetti (associato al Candido Day dedicato a Candido Cannavò) è stato consegnato questa mattina ad Andrea Pirlo. In prima fila la famiglia del compianto ex presidente nerazzurro e poi diversi dirigenti, dal direttore generale della FIGC Michele Uva, a Demetrio Albertini. Per l'Inter ha partecipato il vicepresidente nerazzurro Javier Zanetti. Presenti anche il presidente del Torino nonché presidente di Rcs Mediagroup Urbano Cairo. Con loro anche Adriano Galliani, ex ad del Milan.

Gianfelice Facchetti ha spiegato le motivazioni che hanno portato alla premiazione di Pirlo: "Abbiamo sempre bandiere del calcio che al di là della fede sono esempi, lo abbiamo inseguito diverso tempo. Da interista non ho rimpianti ma la curiosità di quello che poteva essere da noi dopo quelle 18 presenze, ma da tifoso italiano lo ringrazio per quello che ha fatto per noi ed è un esempio per chi tira i primi calci. E lo dico sottovoce, un maestro". 

IL PRESIDENTE DEL CONI - : "Nel 2006 è stato istituito questo premio dedicato a Facchetti. L'albo d'oro è impressionante, mi sento di dire più che mai oggi che il bello del calcio con Pirlo trova la sua consacrazione perché rappresenta la bellezza e la sostanza del calcio. Questo Premio oggi è nelle migliori mani e piedi possibili".

LE PAROLE DI PIRLO - "Facchetti era una persona speciale, ho avuto la fortuna di conoscerlo e quindi sono contento di questo premio. Ho avuto la fortuna di giocare con grandissimi campioni dall'Inter fino alla MLS e ne ho invitati molti nella gara di addio del 21 maggio, speriamo sarà una bella partita".

Sul palco, insieme all'ex giocatore di Inter, Milan e Juventus, c'era il giornalista de La Gazzetta dello Sport Luigi Garlando che ha intervistato il campione del mondo: "Ho iniziato a giocare con la palla di gomma in casa. Usavo tutto quello che mi capitava come ostacolo per superarlo". 

-L'Inter era stato un sogno per te, come mai quella esperienza non è andata poi benissimo?

Un bellissimo ricordo perché ero tifoso da bambino dell'Inter. Quando ricevetti la chiamata del procuratore ero al settimo cielo. Ho giocato una ventina di partite. Al primo anno, nonostante non fosse andato bene per la squadra ero abbastanza soddisfatto. Con Lippi poi abbiamo giocato un brutto preliminare”. 

INTERVENTO ZANETTI - "Simoni diceva che Pirlo gli ricordava Rivera. Si vedeva subito tutta la sua classe, la sua qualità. Poi ho dovuto affrontarlo da avversario, lo ammiro molto".

-Poi sei andato al Milan...

L'intuizione del signor Galliani, poi il mio procuratore mi ha chiamato mente ero in viaggio di nozze. Vuoi andare al Milan? Io gli risposi: "Vado subito". Dopo che ero stato in prestito al Brescia non volevo più tornare all'Inter a fare le stesse cose. Sono stati i dieci anni più belli della mia vita, dove siamo riusciti a vincere tutto. 

-C'è un momento tuo intimo che vuoi ricordare della tua esperienza al Milan?

La prima Champions League non si scorda mai. 

-Però non sei mai andato all'estero in Europa...

Non ho nessun rimpianto ho giocato nei tre club principali in Italia, ho avuto questa fortuna, meglio di così non poteva andare. Non ho rimpianti di non essere andato all'estero. 

-Da che parte stai tra bellezza e concretezza?

A qualcuno piace vedere il bel gioco e anche non vincere a qualcuno no. C'è sempre una via di mezzo. Allegri è un ottimo allenatore, lo sta dimostrando in tutti questi anni, alla fine quello che è importante è il risultato e quindi ha ragione lui. 

-Ancelotti?

E' stato l'allenatore che ho avuto per più anni in carriera, è stato un secondo padre per me, abbiamo avuto grandi soddisfazioni. Ma è soprattutto una persona speciale, che da tanto dal punto di vista umano. C'è solo da ringraziarlo. 

-L'avresti seguito se avesse fatto il CT?

Ne abbiamo parlato, ci siamo sentiti qualche tempo fa, ma abbiamo solo parlato dell'eventualità di lavorare assieme, ma sono ancora giovane, c'è tempo per fare nuove esperienze. 

-Se farò l'allenatore?

Può darsi. Per adesso non ci penso, magari inizio da un corso e poi chissà. Tutti i miei ex compagni dicevano no, ora fanno tutti gli allenatori. 

-La sconfitta di Liverpool?

Dopo tanti anni comunque è una cosa che ricordo. Il primo tempo abbiamo giocato veramente bene, vincevamo tre a zero, poi non si è capito cosa sia successo ed è arrivato il 3-3. E' il destino, poi cerchi di andare avanti e per fortuna ci siamo riscattati. 

-Che pensi di Gattuso?

Lo vedo un po' invecchiato, ma bene. Non pensavo facesse questo bel lavoro in così poco tempo. Sono contento di lui, lo sento e lo vedrò domani anche a Roma. E' un personaggio a vederlo. E' stato compagno e amico, ci frequentavamo e ci frequentiamo ancora. 

-Iniesta dando l'addio ha detto 'perdono chi non mi ha mai dato il pallone d'oro'. Anche tu non l'hai avuto. Quel premio ti è mancato?

Non ho mai pensato che fosse una cosa così importante per la mia carriera. Per me era importante vincere i premi di squadra, per me non è mai stata una mancanza.

-Se andassi in Nazionale saresti pronto a gestire Balotelli? 

I giocatori basta tenerli in riga dritti e a bacchetta e non è difficile gestirli. 

-Per la partita del 21 hai paura che Allegri ti tenga fuori?

Abbiamo un bellissimo rapporto. Sono andato via dal Milan per nuovi stimoli, abbiamo preso questa decisione e siamo contenti tutti.

(Fonte: FCINTER1908.IT, da Milano Eva A. Provenzano)