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Suarez: “All’Inter manca chi mette i soldi, che vuole fare Thohir? La Serie A è una noia”

Francesco Parrone

Pallone d'oro e Campione d'Europa, Luisito Suarez ha parlato ai microfoni de El Pais del calcio italiano e del declino delle milanesi

Luisito Suarez, bandiera nerazzurra e Pallone d'Oro nel 1960 ha parlato in una lunga intervista al quotidiano spagnolo El Pais dove si è raccontato sul passato all'Inter con Helenio Herrera in panchina e sul momento che stanno attraversando i due club milanesi: "Era un periodo in cui in Italia c'erano giocatori importanti in entrambe le squadre milanesi, e quando potevano prendere tre stranieri prendevano i migliori. Negli anni '60 qui c'era un sacco di soldi. Arrivai all'Inter perché mi prese Helenio Herrera, mi aveva avuto al Barcellona e questo mi aiutò tanto. Poi gli italiani sono simili agli spagnoli, nessuno mi boicottò per il Pallone d'oro vinto. Anzi, ero più popolare. Non facevo cose strane, mi comportavo come una persona normale".

Ieri è stato il giorno dei 52 anni dalla finale vinta a Vienna sul Real... "Giocammo bene e vincemmo 3-1. Fu difficile perché la nostra era una squadra giovane e molti avevano timore. Quel Real imponeva molto il suo gioco, aveva vinto 5 coppe di fila. Ad alcuni miei compagni sarebbe piaciuto chiedere gli autografi di gente come Di Stefano, Puskas, Gento...ma io dissi di non farlo. E meno male che in quel periodo non ci si scambiavano le magliette".

Dopo Herrera e Carniglia, Simeone potrebbe essere il terzo allenatore ad alzare la Coppa dei Campioni... "Giù il cappello per Simeone. Lui è riuscito a competere con i top di Spagna e d'Europa. Anche noi all'Inter iniziammo così. Ma l'Inter aveva più soldi e vincemmo prima del previsto. E' la ragione per cui vivevo a Milano. Qui mi chiamano ancora Luisito. Un centrocampo con me, Xavi e Iniesta sarebbe perfetto, ma  non farei il tiki taka tutto il tempo. Cercherei la profondità, era il mio stile questo, infatti facevo più goal di loro. Mi piaceva andare veloce, e cercare lo spazio in avanti. All'Inter c'erano giocatori veloci come Jair, Mazzola, Peirò..".

Uno stadio come il Meazza, cosa rappresenta per il calcio?"E' La Scala del calcio. In questo stadio c'è un'aria carismatica e poi è uno stadio dove due club differenti hanno vinto tanto, ma appartiene al Comune".

Un declino così di Inter e Milan non si era mai visto..."Nel caso dell'Inter è successo perché la gente che prima metteva dei soldi adesso non c'è più. Non si sa bene cosa vogliono fare questi nuovi investitoti indonesiani. Si è persa l'identità. Precedentemente si metteva il cuore prima dei soldi. Al Milan c'è ancora Berlusconi ma se andrà via ci sarà la stessa situazione".

Si è annoiato del calcio italiano?"Ultimamente si. Faccio fatica a vedere una partita intera. Mi piace di più la Liga spagnola. Uno non può stare per tutta la partita davanti alla tv per vedere una giocata tecnica. La maggior parte delle volte neanche la vedi. Se 20 cross, 18 vanno in tribuna, uno colpisce il difensore un altro ancora non arriva neanche al secondo palo ma addirittura vanno in fallo laterale. Beh, allora...".

Cosa ricorda di Helenio Herrera?"Lo ricordo sempre con molto affetto. Era un visionario ai suoi tempi, stava avanti. Era uno studioso del calcio e non aveva nessuno che lo aiutasse, non aveva 5 o sei assistenti come adesso. Sapevamo sempre come giocare, lui riusciva sempre a sapere tutto degli avversari. Ci allenavamo sempre con la palla. Mi viene da ridere quando si dice che questo è una cosa che c'è solo nel calcio moderno".

Cosa pensa dell'Atletico Madrid di adesso? "Ha qualcosa di italiano, C'è una difesa solida, buon lavoro tattico, molta attenzione sui dettagli. Sa come contrastare l'avversario e colpirlo. Sa anche giocare bene".

Un pronostico per la finale?"Mi spaventa farlo per una singola partita. Penso che per l'Atletico sarà difficile...".