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Adani: “Lukaku-Inzaghi, sarà interessante. Come vedo il tridente con Dybala”

Alessandro Cosattini

Lele Adani parla a La Gazzetta in esclusiva e si sofferma in particolare sul possibile tridente dell'Inter verso la nuova stagione

«L’arrivo di Romelu sarà uno stimolo anche per Simone, che dovrà confermare una crescita legata pure a nuove proposte nel sistema di gioco». Lele Adani parla a La Gazzetta dello Sport in esclusiva e si sofferma in particolare sul possibile tridente dell'Inter verso la nuova stagione.

Adani, l’operazione grande ritorno la convince?

«Assolutamente sì. Dopo l’esperienza di un anno fa, fallimentare un po’ per tutti, non so da dove ripartirà l’Inter ma la certezza è che torna un giocatore che nel biennio in nerazzurro ha fatto solo cose belle. Inzaghi avrà una super squadra».

Avendo incassato 115 milioni che le hanno sistemato il bilancio, l’Inter non ha fatto un’operazione così fallimentare...

«A livello economico e finanziario è stato un capolavoro, ma poi non è arrivato lo scudetto. Sul piano tecnico, malgrado una stagione in cui l’Inter ha saputo diversificare il proprio gioco, l’assenza di Lukaku si è sentita. Aveva contribuito come nessuno al titolo del 2021».

Romelu diventa un valore aggiunto a prescindere o soltanto se resta anche Lautaro?

«Il Toro ha giocato la miglior stagione della carriera, soffrendo soltanto in un paio di mesi in cui però ha stentato tutta la squadra. Se Lukaku era l’uomo della connessione con Conte, Lautaro ha elevato il proprio status, diventando l’unico imprescindibile là davanti».

Da Conte a Inzaghi. Cosa cambierà per Lukaku?

«Sarà interessante vedere quanto saprà passare da un calcio che lo vedeva protagonista assoluto, perché la prima uscita con Conte era sempre guardare il belga e appoggiarsi su di lui, ad un sistema più associativo, con diverse varianti. Rom è abituato a calamitare i palloni, ma potrebbe trarre vantaggio dall’evoluzione portata da Inzaghi. Quello in cui a Londra hanno fallito lui e Tuchel».

Col super tridente l’Inter può svoltare pure in Europa?

«Dovrà lavorarci, ma i giocatori in rosa ci sono. Vero che è uscito Perisic, ma entra Mkhitaryan, c’è Calhanoglu, Gosens quando è stato bene ha fatto il titolare nella Germania, Brozovic e Barella sono dei top, se arriva Dybala ha già giocato una finale di Champions. Mentre Lautaro è titolare dell’Argentina che è tra le favorite del Mondiale».

Se arrivasse anche Dybala, chi tra lui e Lautaro vede meglio al fianco di Lukaku?

«Vedo tre titolari che si possono alternare ma anche giocare insieme in alcune occasioni. Però nessuno di loro può fare l’esterno nè la mezzala, quindi va cambiato il sistema. Il calcio moderno impone di evolversi. Si può passare al 3-4-1-2 senza toccare la difesa a tre, oppure al 4-3-1-2 per tenere Brozovic e i due interni».

Inzaghi però sembra fin troppo legato al 3-5-2.

«Vero, ma Inzaghi ha portato novità e dovrebbe evolversi ulteriormente capendo che si può rinunciare a un centrale per inserire una stella in più. Ovviamente capendo quando farlo e come si integrano le parti. Barella e Brozovic poi sono dei maratoneti. Epic a due gioca già nella Croazia e in fondo lo ha fatto anche nell’Inter, abbassandosi sulla linea di De Vrij. Nessuno come Inzaghi in fondo ha dimostrato che i ruoli non esistono, che a fare la differenza sono mansioni, compiti e capacità di scarificarsi».

Qualcuno sostiene che Lukaku sposta gli equilibri in Italia, ma non in Europa.

«Dubbio lecito. Per colmare il gap con le big continentali dobbiamo pensare a un calcio più aperto, partendo dalla disponibilità dei singoli. Il Milan ha messo dietro Inter, Juve e Napoli, che avevano speso di più, con la forza delle idee. Ora tutte devono fare l’upgrade nelle Coppe».