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Cassano: “La fantasia l’hanno uccisa gli allenatori. Io sempre professionista a metà e…”

Eva A. Provenzano

L'ex nerazzurro ha parlato con RaiSport del ruolo del fantasista che è lentamente sparito nel nostro calcio

Nel programma Antidoping, su Rai2, si è parlato di fantasia ed è stato intervistato Antonio Cassano. Ecco le parole:

-Chi ha ucciso la fantasia?

L'hanno uccisa certi allenatori. Sacchi era quello a cui non piaceva affatto il fantasista, ma aveva Baggio. Oppure Ancelotti a inizio carriera, non gli piaceva Zola e non aveva preso Baggio ma poi il Milan ha vinto tanto col fantasista. Si tratta di un genio e quindi può togliere merito ad allenatori e compagni.

-La fantasia nasce dalla strada?

I calciatori di strada come sono stato io o Totti, giocavamo sulle pietre, ci sbucciavamo le ginocchia, adesso non ci sono più. Ora si cono le scuole calcio e il calcio è un hobby, in realtà è passione. Organizzazione e corsa, questo chiedono ai ragazzi. Il campionato italiano è una noia, sembrano partite tra scapoli e ammogliati. La nuova generazione di che, ce l’hanno in Spagna, Brasile, Germania, in Italia dov’è? Nessuno si dedica veramente ai ragazzi per farli crescere, bisogna avere strutture adeguate come altri Paesi. 

- Ci sono allenatori che dicono: "I fantasisti non servono..."

Gli allenatori che dicono che i fantasisti non possono esserci in una squadra meriterebbero che gli venisse tolto il patentino di allenatore. Il calcio è quello che fa Guardiola, ha sempre la palla, poi ci sono allenatori che studiano la mattina e la sera, ma non riescono poi a vincere nulla, vincono sempre quelli come Guardiola. Devo migliorare a livello tecnico lo dice Allegri sempre a fine partita, c'è la ricerca della qualità, infatti è uno dei migliori in Europa. 

-Cassano però non è stato uno facile...

Mettere in campo un Cassano con un carattere particolare è difficilissimo, ma se è davanti a me una persona onesta e per bene io ridò indietro quello che ricevo. Ne ho trovate tante persone così, poi sono stato io a fare male, mi sono allenato meno quando mi dovevo allenare di più, cercavo il male dove non c'era, ho sempre fatto il professionista a metà, mangiavo quello che volevo io, ho giocato nelle squadre più importanti come Inter, Milan, Roma, Real Madrid e ho vinto ma avrei giocato su Marte, Giove, o che ne so con Messi, Neymar e pochi altri se avessi avuto ieri la testa che ho oggi. 

(Fonte: Antidoping, RaiSport, Rai2)