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Djorkaeff: “Via dall’Inter per Lippi, era strano vederlo in nerazzurro. E anche Conte…”

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Intervistato da Il Posticipo, l'ex giocatore dell'Inter Youri Djorkaeff ha parlato del suo passaggio in nerazzurro e delle rivalità con la Juve

Andrea Della Sala

Intervistato da Il Posticipo, l'ex giocatore dell'Inter Youri Djorkaeff ha parlato del suo passaggio in nerazzurro e delle rivalità con la Juve:

Nell'estate 1996 lei è passato dal Psg all'Inter: com'è stato l'impatto con Milano?

"Sono stati anni di vittorie, ci abbiamo messo il cuore. Sapevo che non sarebbe stato semplice giocare nell'Inter perché il pubblico di Milano è esigente. C'era qualcosa di forte che sentivo: questo mi ha spinto ad accettare. Sapevo che sarebbe stata una grande sfida. Sono diventato un uomo più forte grazie all'Inter. Tutte le giornate andavo a mille, era elettrizzante. Bisognava vincere, combattere, non mollare. Era l'ambiente perfetto per il mio carattere. Dal presidente Massimo Moratti ai dirigenti fino alla squadra: tutti pensavamo solamente al bene dell'Inter. Era il posto perfetto per essere al top".

È vero che ha consigliato l'acquisto di Ronaldo al presidente Moratti?

"Un giorno si è presentato all'allenamento: gli piaceva venire a trovarci la mattina per prendere un caffè, seguiva la seduta, poi pranzava con noi. Era un uomo di campo. Mentre mi stavo scaldando mi ha preso da parte per parlarmi, abbiamo camminato un po' insieme e fatto un giro di campo. Dopo l'allenamento abbiamo chiacchierato ancora: il presidente mi aveva rivelato che poteva prendere Ronaldo, il Barcellona chiedeva tanti soldi. Mi aveva chiesto un parere perché mi considerava il numero uno. Gli ho detto di prenderlo subito. Costava tanto, però era un giocatore in grado di cambiare la società. Ronaldo avrebbe portato l'Inter, tutti i giocatori e l'allenatore su un altro livello. Ronaldo è stato la spinta giusta per tutti noi".

Qual è stata la sua notte più bella con l'Inter? Quella più brutta?

"La più bella l'ho vissuta a Parigi. Abbiamo vinto la Coppa UEFA a casa mia, nella mia città. Vincere lì con l'Inter è stato meraviglioso, abbiamo battuto la Lazio 3-0 con tre gol incredibili. La più brutta quando abbiamo perso la stessa coppa l’anno prima in casa ai rigori contro lo Schalke, è stato bruttissimo. Non voglio parlare della partita contro la Juventus in cui abbiamo perso il campionato nel 1998 perché è stata una cosa differente: non è stata colpa nostra, fa male ancora, non è calcio per me".

Se ci fosse stato il Var l'intervento di Iuliano su Ronaldo sarebbe stato sanzionato con il rigore?"

Ci sarebbe stato il cartellino rosso! Ma quello era rigore anche senza il Var, è stata una cosa incredibile. L'arbitro era vicino e ha visto, c'era il rigore, ma non l'ha dato. Non è stata una bella immagine per il calcio italiano. Peccato perché c'erano squadre con giocatori molto forti. Purtroppo c'era qualcosa che non funzionava".

Che cosa è stato Gigi Simoni per voi?

"Un grande uomo e un grande allenatore. Ricordo quando è arrivato. Un uomo piccolo di fronte a grandi giocatori: ci ha fissato uno per uno, ci ha detto che era onorato di essere il nostro allenatore. In quel momento è scattato qualcosa tra Simoni e la squadra. Abbiamo sempre provato rispetto e ammirazione nei suoi confronti".

Perché ha lasciato l'Inter nel 1999?

"Perché arrivava Marcello Lippi. Non riuscivo a spiegarmi come un ex Juventus potesse arrivare in casa dell'Inter. Non era uno dei nostri. Quella scelta non mi è piaciuta. Avevamo avuto problemi con la Juve. Vedere Lippi firmare con l'Inter era molto strano. Non mi è piaciuto nemmeno l'arrivo di Antonio Conte, poi ho detto che ha fatto un buon lavoro. All'inizio però era strano vederlo seduto in panchina".

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