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Inter, ecco perché Dimarco e non Bastoni. Inzaghi studia un nuovo sviluppo del 3-5-2

Andrea Della Sala

Dimarco interpreta in modo più offensivo il ruolo di braccetto, andando a sovrapporsi a Gosens e creando una sorta di 2-4-4

L'Inter vince all'ultimo respiro grazie a una rete di Dumfries sugli sviluppi di un calcio d'angolo. Una vittoria di cuore che l'Inter ha meritato per le occasioni create. Inzaghi ha sorpreso tutti schierando Dimarco e Darmian dal 1'.

"Al fischio d’inizio ti chiedi: perché Dimarco braccetto sinistro e non il nazionale Bastoni? E poi: perché Darmian esterno destro e non il più offensivo Dumfries? Passa un’ottantina di secondi, Dimarco si allunga fino all’area opposta e crossa morbido per Darmian che di testa assiste Lukaku: gol. Il campionato di Simone Inzaghi non poteva cominciare meglio. Subito Lukaku-gol, il ritorno in un tabellino di Serie A dopo 447 giorni di attesa", spiega La Gazzetta dello Sport.

"C’è Dimarco e non Bastoni perché più reattivo nello scatto, più rapido a scalare tutto il campo. Simone non gli chiede il solito lavoro in appoggio che ha sempre sbrigato Bastoni, spesso lasciando lungo. Dimarco, a palla recuperata, deve staccarsi molto di più dalla linea di Skriniar e De Vrij, e alzarsi subito, in fretta, sulla linea mediana, mentre Darmian e Gosens avanzano all’altezza della Lu-La. Significa che l’Inter attacca spesso in forma atipica: 2-4-4. Come in occasione del gol. Dimarco e Gosens si trovano così a sovrapporsi spesso uno all’altro, a lavorare di catena, mettendo in crisi i marcatori leccesi di fascia. La falange offensiva a 4 allarga poi le maglie della difesa e crea spazi alla Lu-La. Uno sviluppo interessante del 3-5-2 di Inzaghi. Non più solo corse sui binari, ma anche cavalcate interne, come quelle di Hernanez e Calabria educate da Pioli per sorprendere soprattutto mediane in marcatura a uomo", analizza il quotidiano.