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L’ex arbitro Pieri: “Si differiscano arbitri e varisti. Classe arbitrale? Mai così in basso”

Marco Astori

Critico l'ex arbitro ai microfoni de Il Giorno

Intervenuto ai microfoni de Il Giorno, l'ex arbitro Tiziano Pieri ha criticato duramente il Var e la classe arbitrale italiana, in difficoltà nelle ultime giornate.

Pieri, si stava meglio quando si stava peggio, cioè quando l'arbitro decideva senza aiuti?

«Non è proprio così. Però quello che sta succedendo deriva da un grosso abbaglio. Si pensa che il Var possa operare in oggettività, come per esempio accade nel caso della goal line technology, invece deve muoversi sempre in un ambito di soggettività. Le regole del calcio sono per lo più interpretabili. Pensiamo ai falli di mano e al fuorigioco, che generano tutte queste proteste proprio perché è contorta la formulazione delle norme. C'è confusione sulla stessa definizione di tocco deliberato. Siamo quindi fuori strada se pensiamo che gli errori siano eliminabili».

Lei avrebbe concesso i due rigori per fallo di mano in Juventus-Sampdoria?

«Per me non era fallo in nessuno dei due casi. La vedo così interpretando, per l'appunto, le regole.

C'è un grosso problema di uniformità di giudizio, poi».

Ovvero?

«Chi sta nella sala video può avere una interpretazione che differisce da quella di chi fischia in campo.

E creare la sintonia fra le scelte, per di più nei tempi ridotti richiesti da una partita, non è affatto semplice. Chi vede e rivede gli episodi in tv dopo la partita, ha molto più tempo per valutarli. Succede allora che il Var giochi 'a nascondino': per paura di contraddire l'arbitro, nella concitazione del momento, non si interviene».

Quale sarebbe la ricetta per evitare, almeno in parte, quegli errori arbitrali che ancora si commettono?

«Separare le carriere degli arbitri e dei 'varisti'. Fare l'uno e l'altro alternativamente non aiuta a migliorarsi in nessun senso. In sala Var serve una competenza specifica, che può essere allenata e accresciuta in un centro apposito sotto la gestione dell'Aia. Ma il presidente Nicchi non fornisce idee in questo senso, è troppo attento alla politica arbitrale. E poi bisognerebbe inglobare tra gli specialisti del Var gli arbitri più bravi in uscita. Penso, per il prossimo anno, a Banti e Mazzoleni che non saranno più in campo. Sarebbe anche un grosso incentivo a rimanere in pista, quello di un futuro da 'varisti', per i nostri migliori arbitri a fine carriera».

Come giudica l'attuale classe arbitrale italiana?

«Non siamo mai stati così in basso. Non è certo colpa del designatore Rizzoli. Poche le eccezioni, come Fabbri, od Orsato, o Rocchi. Anche La Penna, agli esordi. In generale c'è poca personalità. Mi ricordo quella grandissima di Collina. Era bravissimo anche perché aveva grande ascendente su tutti in campo, ed era credibile quando sbagliava».