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Lippi: “Ripartire solo quando saremo a zero contagi. Niente playoff, non è giusto che…”

Gianni Pampinella

Lippi: "Ripartire solo quando saremo a zero contagi. Niente playoff, non è giusto che..."

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, a Marcello Lippi viene chiesto quando ripartirebbe con il calcio: "Soltanto quando saremo a contagi zero. Non importa se a porte aperte o chiuse: non è questo il problema. Il problema è che impossibile non succeda qualcosa se una squadra, una cinquantina di persone in tutto, viaggia e incontra camerieri, cuochi, autisti... Solo quando questa guerra sarà vinta dovremo ripartire. E dalla 26ª giornata. Niente play-off o altre formule, per carità. Dodici giornate. Non è giusto che chi ha fatto sei mesi eccezionali debba giocarsi tutto in due partite, e lo stesso per chi sta lottando per la retrocessione. Campionato e coppe: non si comincia la nuova stagione prima di aver finito questa. La prossima partirà più tardi, avrà qualche turno infrasettimanale. Non importa. E non è soltanto questione di campo...".

Perché?

«S’immagina che cosa accadrebbe con un’assegnazione straordinaria? Tra reclami, ricorsi, avvocati, tribunali… non ne usciremmo più».

Fin qui un bel campionato.

«Sì, ma non vorrei affrontare questioni tecniche. In questo momento tragico non ho voglia di parlare di Sarri, Conte o Inzaghi».

Vedremo diversamente la vita, e il calcio, dopo?

«Probabile. Ma non parlo solo di incazzature per una sconfitta. Spero che, chi decide, stia pensando al calcio dilettantistico che rischia di scomparire. Spero lo protegga. Quello d’élite ne uscirà sicuramente ridimensionato, ma tutto sommato non sarebbe neanche un male».

Ridimensionati anche i giocatori?

«Sì. E accetteranno. Si è portati a credere che siano tutti viziati e ricchi, che pensino solo a soldi, macchine, belle donne. Demagogia. Ci sono quelli così come in tutte le categorie. Ma poche hanno la stessa sensibilità sociale dei calciatori. Sa una cosa che odio?».

Cosa?

«Chi fa beneficenza e lo comunica subito ai giornali. I calciatori la fanno in silenzio. E non soltanto se regalano soldi a chi ne ha bisogno. Anche se dedicano un pomeriggio a bambini autistici o disabili, offrendo il loro tempo e il loro sorriso».

(Gazzetta dello Sport)