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Mario Corso si racconta nel libro ‘Io, l’Inter e il mio calcio mancino’

Eva A. Provenzano

MILANO – Per la prima volta Mario Corso, pur con la proverbiale timidezza, si racconta a cuore aperto, con aneddoti e confessioni inedite. Una veloce escursione nella sua vita privata, l’infanzia e la famiglia nel dopoguerra a San...

MILANO - Per la prima volta Mario Corso, pur con la proverbiale timidezza, si racconta a cuore aperto, con aneddoti e confessioni inedite. Una veloce escursione nella sua vita privata, l'infanzia e la famiglia nel dopoguerra a San Michele Extra, l'acquisto a 17 anni non ancora compiuti da parte dell'Inter, dove in brevissimo tempo si impone come protagonista indiscusso della Grande Inter euro-mondiale.

La scarsa simpatia nei suoi confronti del Mago Helenio Herrera, che ogni anno ne chiedeva la cessione, l'affettuosa ammirazione del presidente Angelo Moratti, la stima da parte dell'immenso Pelé che lo voleva al Santos, il tribolato rapporto con la Nazionale fino alla conclusione della sua carriera per un triplice infortunio alla stessa gamba quando ormai militava nelle fila del Genoa.

Poi allenatore e scopritore di talenti in molteplici squadre, fino a quando Massimo Moratti, che sta progettando la sfida di una nuova gloria nerazzurra, lo rivuole accanto a sé. "Piede sinistro di Dio", "Mandrake", "Paganini", geniale e un po' indolente, Mario Corso - i calzettoni arrotolati sulle caviglie in segno di omaggio al suo idolo Sivori sapeva inventare dribbling irriverenti e traiettorie impossibili (famosa la sua punizione "a foglia morta"), gol e assist straordinari che hanno fatto innamorare i tifosi nerazzurri, per i quali era semplicemente 'Mariolino'.

Come tutti gli artisti del pallone, ha lasciato un'impronta indelebile, oltre che nella storia della squadra, nel cuore di tutti quelli che hanno palpitato per le sue imprese. Disse di lui Tagnin: "Quando Suarez era in forma sapevamo di non perdere, ma quando Corso era in forma sapevamo di vincere".

Beppe Maseri, veronese, classe 1945, giornalista sportivo, ha seguito come inviato per 'Il Giorno' di Milano, per oltre trent'anni, i più importanti avvenimenti calcistici, Mondiali ed Europei, oltre che i grandi appuntamenti del ciclismo nazionale e internazionale. Dal 1996 è opinionista televisivo e per il suo contributo allo sport ha ottenuto nel 2008 il 'Premio Torretta'.