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Materazzi: “Mondiali 2006? Il segreto è stato essere uniti e amici. Gigi Riva mi disse…”

Materazzi: “Mondiali 2006? Il segreto è stato essere uniti e amici. Gigi Riva mi disse…”

L'ex interista ha parlato a The Guardian della vittoria nella Coppa del Mondo

Eva A. Provenzano

Come si vince la Coppa del Mondo? Marco Materazzi lo ha fatto e lo ha spiegato in un'intervista al quotidiano inglese The Guardian: "E' la migliore sensazione che un calciatore possa sperimentare. Lo sognavo da bambino e in realtà farlo è un'emozione incredibile che rimane con te per il resto della tua vita. Vincere la Coppa del Mondo non è facile, solo venti Paesi ce l'hanno fatta e mi posso ritenere di essere fortunato, sono tra quelle poche persone al mondo che hanno provato questa sensazione". 

IL 2006 - «Ci sono diversi motivi per i quali abbiamo vinto ma soprattutto è successo perché abbiamo combattuto l'uno contro l'altro in Germania. Eravamo una squadra buona, ma l'unità del gruppo è stato il segreto. Eravamo anche un gruppo di amici e quello ci ha fatto vincere. Non ci toccava niente, eravamo più forti di qualsiasi ostacolo e ci conoscevamo bene anche a livello umano, ci siamo sentiti forti assieme. Era il sogno di un Paese intero. E a giocatori e allenatori che vorrebbero vincere il Mondiale dico che devono conoscere una sola regola: quelli che non giocano sono più importanti di quelli che non lo fanno. Tutti devono sentirsi coinvolti, anche quelli che non faranno parte dei titolari, questa è una squadra. L'Italia ha vinto la Coppa del mondo perché quelli che giocavano e quelli che non giocavano erano sullo stesso piano. Tutti erano pronti a dare l'anima». 

CALCIOPOLI - «Era accaduto tutto in quell'anno e l'opinione pubblica voleva che rimanesse a casa Fabio Cannavaro. Ma lui era il nostro capitano, il capitano è intoccabile, lo abbiamo difeso, rispettato, ne siamo usciti più forti».

FAMIGLIA - «Anche le mogli, le fidanzate hanno un ruolo importante. Loro erano tutte insieme in un altro hotel, come se anche loro fossero in ritiro. Questo dimostra unità e ci ha permesso di vederle spesso il giorno dopo la gare. Non erano il solito stereotipo di wags, andavamo a fare delle passeggiate con i bimbi al parco il giorno dopo. E così abbiamo formato un gruppo importante per la Coppa del Mondo». 

STATO DI FORMA - «Sul campo la preparazione atletica che precede la Coppa del Mondo è fondamentale. Devi arrivare in buona forma. Giochi ogni quattro giorni, quindi devi essere in perfette condizioni. Dopo le partite c'è un allenamento leggero. Non c'è tempo libero. Sapere come gestire i momenti man mano che ti avvicini alle partite importanti è fondamentale: tutti li vivono a modo loro. Io uso la mia PlayStation! Ero solo in stanza ma ci riunivamo in gruppo. Il giorno della finale Italia-Francia, alle 17.30, dopo la merenda, poche ore prima della partita giocavo nella mia stanza alla PlayStation con Francesco Totti e Vincenzo Iaquinta».

FESTEGGIAMENTI - «In una Coppa del Mondo non hai tempo per festeggiare dopo ogni vittoria, forse puoi farlo nei quarti e nelle semifinali, ma devi restare concentrato. A Dortmund, dopo aver battuto la Germania eravamo felici, ma avevamo già la testa alla finale».

 

L'ALLENATORE - «Poi c'è il manager. Essere coraggiosi è una caratteristica fondamentale di un CT vincente in una Coppa del Mondo. Marcello Lippi, l'allenatore della nostra squadra nel 2006, è stato così: ha preso decisioni difficili e ha cambiato le partite. Se hai personalità e coraggio, i grandi campioni ti ascoltano e ti rispettano».

ASPETTO MENTALE - «Dal punto di vista mentale il mio consiglio è di non scoraggiarsi mai. Tra i momenti indimenticabili per me c'è, ovviamente, il gol contro la Francia. Ma solo pochi minuti prima avevo provocato un rigore. Posso ancora ricordare quella delusione oggi, ti senti male dentro. Speravo solo che Zinedine Zidane lo sbagliasse. Non è andata così, ma mi sono detto di non arrendermi e il destino mi ha regalato quell'indimenticabile traguardo. Gigi Riva mi ha detto "Marco, vorrei scambiare 100 gol miei per quello che hai segnato in finale e solo allora ho capito l'importanza di ciò che ho fatto. Lì ho visto la grandezza di un gruppo straordinario. La Coppa del Mondo può essere vinta solo da un gruppo, come quella fantastica squadra italiana».

(Fonte: The Guardian)