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Mazzola: “Koulibaly? Rimasto di sasso. Inter-Napoli da rigiocare. E il comunicato…”

Marco Astori

Le parole dell'ex nerazzurro

Intervenuto ai microfoni de Il Giorno, l'ex nerazzurro Sandro Mazzola è tornato sui fatti di mercoledì sera, soffermandosi su ciò che è successo a Kalidou Koulibaly: «La vita è diversa. Oggi si trova meno lavoro e la squadra deve diventare un esempio, ma il tifoso deve aver voglia di riceverlo».

Ma lei come ha vissuto quanto successo a Koulibaly?

«Ci sono rimasto di sasso. È una cosa che mi ha lasciato stupito, perplesso. Non mi rendevo conto di come potesse succedere una cosa del genere. Non ero allo stadio per la partita, che ho seguito da casa. Ma anche attraverso la televisione gli ululati si sentivano nitidamente».

I cori razzisti sugli spalti, un assalto ultrà con un ragazzo morto fuori. Perché accadono cose del genere secondo lei?

«L'impressione è che stiamo vivendo un momento un po' particolare e ci si attacca a tutto pur di creare problemi, anche in situazioni che proprio non sarebbero da prendere in considerazione».

Ha letto il comunicato dell'Inter? Lo condivide?

«Penso che sia una presa di posizione corretta. Ci può essere qualcuno che non si rende bene conto di cosa significa quello che è successo e di che cos' è questo club».

Cosa può fare di più la società?

«L'Inter dovrebbe andare nei club a parlare con la gente. Far capire cosa significa il calcio, il tifo. So che è difficile, ma io mi ricordo che quando accadde qualcosa del genere ai miei tempi la società ci mandò a parlare dell'accaduto. L'obiettivo era far capire. E successivamente non ci fu più nulla per un po' di tempo. Serve un rapporto tifoso-società che da noi non c'è. Chi ha la testa un po' così rischia di prendere la strada sbagliata».

Due gare a porte chiuse e il questore che chiede lo stop alle trasferte fino a fine anno. Sono misure giuste?

«Se non si interviene con misure pesanti in questi casi... Non si poteva fare altrimenti. Mi spiace per la squadra, ma può essere un motivo per i giocatori per legarsi ancora di più tra loro e far vedere che sono forti. Dovrà essere bravo l'allenatore a lavorare sulla testa e secondo me Spalletti lo è».

La partita andava sospesa?

«Per me non era da sospendere, altrimenti sarebbe successo di peggio. Sarebbe stato meglio andare avanti, avvertendo i giocatori che poi la sfida sarebbe stata annullata e rigiocata».