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Repubblica – Inter e Napoli, brividi senza gol, cori odiosi e occasioni sprecate…

Quante bollicine per uno 0-0. La disfida degli ex allenatori finisce così, con un retrogusto amarognolo, sentore dipromesse non mantenute, di occasioni da sfruttare meglio ma ormai è tardi, tutti a casa, che le prossime saranno il derby di...

Francesco Parrone

Quante bollicine per uno 0-0. La disfida degli ex allenatori finisce così, con un retrogusto amarognolo, sentore dipromesse non mantenute, di occasioni da sfruttare meglio ma ormai è tardi, tutti a casa, che le prossime saranno il derby di Milano e la finale di Tim Cup. Si chiude col più impronosticabile dei risultati alla vigilia, visto che il Napoli non coglieva uno 0-0 da 46 partite (questo è dunque il primo per Benitez) e Inter-Napoli non finiva in pareggio da vent’anni. Per l’Inter invece è il pari numero 15 in stagione, nono in casa dove nelle ultime cinque gare ha vinto una sola volta, e ancora davanti a Thohir, ormai abbonato al dannato segno X che per un appassionato di basket è qualcosa di incomprensibile, ma si abituerà. Sono mancati i centravanti, perché Icardi e Higuain si sono ben guardati dal tirare in porta anche se il Pipita nella ripresa si è un po’ ridestato, prima di infortunarsi alla caviglia destra dopo un supertackle di Andreolli (ma la finale di sabato non sarebbe a rischio).

Icardi invece contesta il sacrosanto cambio di Mazzarri nella ripresa: «Stavo bene», mormora andandosene. Sonomancate la lucidità nell’ultimo passaggio, le idee chiare nel traffico dell’area, la capacità di aggirare l’avversario, ma non la volontà di imporsi, l’impegno, persino la corsa, perché per almeno un’ora si è giocato a ritmi più sostenuti del solito per la serie A. Di serie Z invece ancora i cori della curva interista contro Napoli e i napoletani, che pongono il club a rischio sanzioni in vista di Inter-Lazio. È evidentemente una partita frizzantina di fine campionato, quando non c’è più l’affanno o l’orrore di dover inseguire obiettivi vitali e la paura di sbagliare non paralizza nessuno. Ci si affronta secondo spartito e consuetudini, indole, sempre fedeli a se stessi, quasi i giocatori fossero davvero un’estensione delle idee dei propri allenatori. L’Inter vuole manovrare, allargandosi ai quattro angoli, giocare alla mano, arrivare in porta coi movimenti secchi di Palacio ad aprire la difesa avversaria.

Il Napoli parte prudente, con Hamsik in panchina (troppo fedele a Mazzarri, è la malignità gratuita alla lettura delle formazioni) e il solito 4-2- 3-1 che diventa 4-4-1-1, con le ali ben accostate agli interni di centrocampo ma pronte a rovesciare il fronte. Inter al tiro subito da fuori: Hernanes all’unico squillo di una partita per lui triste al 10’ ma Reina (col lutto al braccio per la morte di Tito Villanova) vigila su lui e Kovacic all’11’, ma saranno le uniche vere occasioni, mentre di là Insigne spumeggia palloni di qualità che Callejon non tramuta in fatti concreti (al 13’ fallisce davanti a Handanovic). Ci si batte con vigore, senza che nessuno prevalga davvero, mentre colpiscono alcune sbavature di Rizzoli (giallo risparmiato a Mertens e rosso a Britos nel pt, doppio giallo a Henrique nel st) che però scivolano via nel tran tran, sembrano non far testo. L’Inter cala il ritmo nella ripresa e subisce un Napoli più vivace, vicino al gol al 5’ con Higuain (ribatte Nagatomo) e subito dopo Mertens, mentre il migliore nell’Inter è Nagatomo che assiste Palacio al 7’ (testa a lato) e conclude su Reina al 37’. L’ultimo sussulto è un palo di Inler, tra i migliori, al 37’, con sinistro radente dopo dribbling su Ranocchia, il che legittima qualche rimpianto del Napoli.