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Sabatini: “Proprietà straniera? E’ più complicato, sto capendo come i cinesi…”

Andrea Della Sala

Il coordinatore dell'area tecnica di Suning Group ha parlato del rapporto con la proprietà e della sua esperienza a Roma

Il coordinatore dell'area tecnica di Suning Group ha parlato della sua esperienza a Roma e del confronto con una proprietà straniera come avuto nella Capitale e come lo sta vivendo ora nell'Inter. Queste le sue parole al Corriere dello Sport:

Lei ha lavorato con gli americani, ora con i cinesi e prima con Zamparini e altri. Quali sono le differenze tra queste proprietà? 

«Ho avuto il presidente padrone, il presidente divora allenatori, il presidente proprietario assoluto. Ho avuto Gaucci, Zamparini, lo stesso Lotito. Però devo dire che quando mi trovo in un rapporto diretto, anche se conflittuale, mi trovo comunque bene. Con gli altri i rapporti sono più complicati perché richiedono una comunicazione costante, fatta di tecnicismi, di piccoli racconti, di una sorta di resoconto quotidiano che non sono capace di fare neanche con me stesso. E’ molto più complicata la relazione con la proprietà straniera. Il problema è che noi abbiamo la presunzione di pensare che la nostra cultura occidentale, il nostro modo di vedere, inquadrare un problema, decidere sia quello più giusto, persino l’unico. E a volte uno prova un disagio enorme, non capisce i silenzi, le mancate risposte. Sto cercando di comprendere come i cinesi si mettono in rapporto con la vita e le cose per capire come poi affronteranno i problemi del calcio».  

Cosa non ha funzionato, alla fine, nel rapporto tra lei e la Roma? 

«Cosa non ha funzionato nel rapporto tra me e Pallotta, potrei dire. Nella Roma ha funzionato tutto perché la Roma è stata la mia vita. La vivo dentro come una cosa mia, irripetibile. Con Pallotta le cose hanno funzionato benissimo per un po’ di tempo, meno bene dopo. Forse io mi sono posto nella maniera sbagliata, ho creduto che la Roma potesse essere la mia. Qualche errore l’ho fatto e a un certo punto era giusto che io cambiassi. Anche mio figlio che ha dodici anni non mi ha mai perdonato questa scelta. Lui va a letto con la maglietta di Totti, puntualmente. Questo sentimento di amore totale io l’ho condiviso silenziosamente con moltissime persone ma è stato un sentimento talmente potente che non sono riuscito a condividerlo con Pallotta. Questo è il senso della cosa».

Della vicenda di Totti cosa pensa? 

 «Penso che con l’uscita di scena di Francesco viene meno un’idea tutta tecnica e tutta poetica del calcio. Non è solo un campione che smette: ci saranno delle giocate, delle soluzioni tecniche che saranno estinte perché vanno via con lui e questo è un danno per il calcio, inevitabile ma incredibile. Penso che Totti adesso debba trovare la forza di accantonare il passato e accettare l’idea che nella vita c’è anche qualcos’altro, cosa molto difficile per lui. Anche perché io ho colto nei miei colloqui con lui una reale voglia, quasi adolescenziale, di continuare a giocare al calcio. E contro quella si lotta veramente male».

 Gerson, Doumbia, Iturbe non sono riusciti. Al contrario di Salah, per esempio, che ha fruttato una lauta plusvalenza… 

«Quando girano trecento giocatori, dieci possono non riuscire. Gerson fa in tempo, è del ’97, ha avuto delle difficoltà ma ha qualità. Iturbe è stato invece vittima di un’involuzione che nessuno ha potuto prevedere. Si è seduto in un ruolo di comprimario e questa è una cosa che non mi aspettavo. Doumbia non è un giocatore sbagliato, il più bel gol della Champions League dell’anno scorso lo ha fatto lui a Londra. Sono stati errati i tempi e i modi e me ne assumo la responsabilità». 

C’è un giocatore nel mondo che lei vorrebbe avere? 

 «Io avrei voluto con me Buffon. Questo contro tutti i miei principi. Io con la formazione comincio sempre dal numero 2, il numero 1 lo tengo come accessorio. Però nel tempo ho capito quanto questo ragazzo possa avere inciso in tutti i successi della sua squadra e della Nazionale stessa». 

 

 Chi vincerà lo scudetto? 

 «Il Napoli». 

 

 Che cosa è il calcio per lei? 

 «Il calcio è l’unica mia possibilità di espressione. Io mi esprimo e vivo solamente per il calcio. Senza quello divento veramente una persona noiosa. Potrei vivere tutta la vita senza scambiare una parola con nessuno. Il calcio è la mia voce».