San Siro, il mito rischia di andarsene: che storia. E quella frase di Bruce Springsteen…

Rischia di andarsene un mito del calcio

di Marco Macca, @macca_marco

Rischia di andarsene, sacrificato sull’altare della modernità, raso al suolo dalle esigenze del futuro e delle sue prospettive di guadagno. San Siro rischia di andarsene per sempre, di essere demolito come una vecchia palazzina qualunque. E già questo pensiero basta per infondere tristezza nel cuore dei tifosi di Inter e Milan. Ma c’è anche chi, pur con il dolore nell’animo, comprende le possibili motivazioni alla base di questa eventuale scelta. Ma una cosa è certa: sarà difficile, negli anni a venire, che Milano possa avere un simbolo di tale fascino:

POSTO SPECIALE – “San Siro ha 92 anni – scrive gazzetta.it – ma li porta alla grande, i ritocchi cui si è sottoposto lo hanno fatto invecchiare con lo stesso fascino di una volta, lo hanno reso più attraente. Oggi ha una fermata di metrò tutta per sé, un museo che attira oltre 25mila visitatori al mese ed è simbolo che va oltre il calcio, un punto di riferimento anche per chi dà spettacolo senza un pallone tra i piedi: “Un posto speciale”, ha detto Bruce Springsteen. Per i milanesi resterà sempre San Siro (così si chiama il quartiere), ma dal 1980 è intitolato a Giuseppe Meazza, leggenda di Inter e Milan che un pomeriggio di giugno del ‘34 su quel prato giocò e vinse una semifinale mondiale con l’Italia di Pozzo. A quei tempi Meazza e l’Inter erano di casa all’Arena Civica, in pieno centro: a San Siro ci viveva il Milan. Dal ’47-48, però, gli inquilini di San Siro – acquistato dal Comune nel ’35 – divennero due: alla Scala del calcio traslocarono anche i nerazzurri. Baùscia e casciavìt mescolati sotto lo stesso tetto, una tradizione che resterà viva anche nel caso in cui il progetto attuale dei due club dovesse realizzarsi“.

LEGGENDA – “San Siro, che nel 2016 ha ottenuto la quinta stella Uefa grazie a nuovi lavori di manutenzione, ha ospitato gare di Mondiali ed Europei, ha visto Picchi, Facchetti e Mazzola fare il giro di campo con la Coppa dei Campioni tra le mani e Zidane aprire il suo triplete di Champions. Ha nascosto le stalle dell’Ippodromo sotto le tribune e accolto Bob Marley e gli All Blacks, Benvenuti-Mazzinghi e Beyoncé e ovviamente si è goduto un’infinità di derby. Nella sua pancia ha ascoltato i segreti di Herrera e Rocco, di Sacchi e Mourinho e molti altri ne carpirà per almeno altri quattro anni, quando sarà vicino al secolo di vita. Perché tutti i sensi del vecchietto funzioneranno ancora: la magia del calcio è il suo elisir di giovinezza”.

(Fonte: gazzetta.it)

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