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Viviano: “Samp ideale, a mente fredda mi ha aiutato l’Arsenal. Ti fai delle domande…”

Dario Di Noi

Emiliano Viviano, ex Inter nonostante le zero presenze in prima squadra, ha raccontato la sua carriera di calciatore ai microfoni di 'ilportiere.net'

Dopo tante peripezie in giro per l’Italia, Emiliano Viviano sembra aver trovato la sua giusta dimensione alla Sampdoria. Da due anni - periodo che coincide con il suo approdo in blucerchiato - è uno dei migliori portieri del campionato: così, dopo alcune stagioni più complicate, il classe ’85 si è largamente rilanciato.

Da giovane era considerato un prodigio, tanto che l’Inter (nel 2009) decise di acquistare metà del suo cartellino. Cresciuto nelle giovanili di Fiorentina e Brescia, è soprattutto nelle Rondinelle che Viviano si è distinto: da qui i nerazzurri lo hanno acquistato, osservandolo nelle varie esperienze in prestito (a Bologna e Palermo). Famoso l’errore alle buste dei felsinei che, di fatto, nell’estate del 2011 regalò il cartellino ad un’Inter non più interessata al suo profilo. La sua carriera è poi proseguita al Palermo, alla Fiorentina e pure all’Arsenal, prima dell’ultima tappa Sampdoria.

Viviano ha raccontato con serenità i suoi passi nel mondo del calcio, concedendosi in un’intervista al 'portiere.net'. Le uniche squadre della carriera in cui vanta zero presenze in prima squadra sono proprio l’Inter e l’Arsenal. Dei Gunners, della Samp e di altre curiosità si è parlato nel dialogo con il sito.

SAMP - "E’ l’ambiente ideale per un portiere? Reputo l’ambiente Sampdoria ideale, non solo per un portiere, ma in generale per un calciatore, perché da una parte c’è una società da sempre attenta ai giovani e alla loro crescita, dall’altra un tifo vero, che partecipa, che non lascia mai la squadra da sola, un tifo positivo che evita il più possibile contestazioni e polemiche, che ti spinge sempre a onorare la maglia che indossi. È chiaro che esistono anche le pressioni, ma è giusto così, perché la Samp è una squadra importante, alla quale ogni giorno devi dare qualcosa. Per quanto riguarda il portiere nello specifico, è chiaro che poi dipende dal singolo, da come si reagisce davanti alle pressioni perché uno stadio come quello della Samp ti può dare moltissimo in positivo, però può anche toglierti qualcosa".

ARSENAL - "Quale esperienza mi è servita per maturare o per fare il salto di qualità? A mente fredda l’esperienza positiva è stata quella di “staccare” un anno, di andare in Inghilterra, all’Arsenal. Ho conosciuto un altro calcio, un altro modo di vedere e di vivere la nostra professione, un’altra maniera di allenarsi. È stata quella la prima volta in carriera, dopo l’esordio in serie B, che non ho giocato e se non giochi ti fai delle domande e a cercare delle risposte, per migliorare. Io avevo avuto un’escalation sempre positiva, ero andato sempre a migliorare, sino alla nazionale, sino alla Fiorentina con 70 punti in campionato e la qualificazione alla Champions sfiorata per 5 minuti. Quindi, dopo tutto ciò ritrovarsi all’Arsenal senza giocare è stata dura, ma è servita tantissimo per rilanciarmi poi alla Sampdoria".

NUMERO 2 - "Non c’è una motivazione. L’1 era occupato e siccome i numeri alti non mi piacciono ho scelto il numero libero dal 2 all’11, era libero il 2 e l’ho preso".

PORTIERE - "Cosa vuol dire per me essere un portiere? Ragionare da portiere, esserlo dentro, pensare di essere da solo, a volte di essere solo contro tutti, addirittura a volte contro i tuoi stessi compagni. Ci vuole sempre grande orgoglio e grande personalità perché un errore il più delle volte è un errore fatale, quindi devi avere una forza in più, dentro di te".

(ilportiere.net)