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Matthäus: “L’Inter dimostri di essere da Champions. Lautaro super, su Spalletti e Suning…”

Marco Astori

Quello della mentalità è un problema ancora attuale, malgrado un Triplete e un avvio super in questo campionato.

«Da fuori è impossibile dare una spiegazione a quello che succede all’Inter. Con un nuovo allenatore solitamente serve tempo all’inizio, ma poi ci si assesta. Invece sta andando al contrario. E vedere quanti punti sono stati persi contro le piccole negli ultimi mesi mi innervosisce. Perché Spalletti è un grande allenatore. Forse sono i giocatori a non essere di un livello tale da stare al vertice. Però devono dimostrare di essere almeno da quarto posto».

Chi andrà in Champions?

«Per terzo e quarto posto sarà una lotta tra l’Inter e le romane. La Roma mi sembra più forte, ma la Lazio non si può più considerare una sorpresa».

Chi vince lo scudetto?

«La Juve ha l’abitudine alla vittoria che manca al Napoli. Si è visto pure col Tottenham. Invece la squadra di Sarri, pur bellissima da vedere, fatica a stare sul pezzo quando è vietato sbagliare».

E adesso è vietato sbagliare...

«Sì, perché se perde con l’Inter mercoledì va a -5 dalla Juve. Altrimenti si deciderà tutto nello scontro diretto».

Inter senza Champions da 6 anni. Cosa ne pensa?

«La Champions è fondamentale per i soldi, inutile girarci intorno. Si sta creando una frattura sempre maggiore tra i top club europei e gli altri. Con Serie A e Bundesliga che, a parte il Bayern, stanno perdendo i loro giocatori migliori perché in Premier e Liga ci sono più soldi».

Ma l’Inter finirà tra le prime 4?

«Ha tutto per farcela, ma è ora che lo dimostri in campo. Una vittoria contro il Napoli rappresenterebbe la svolta».

Crede che il rinvio del derby sia stato un vantaggio o per l’Inter poteva essere la gara della svolta?

«Il derby è bello strano, ai miei tempi ne ho vinti più che persi anche se il Milan sembrava la squadra più forte del mondo. A parte la classifica che ci premia, vedo Inter e Milan sullo stesso piano. Con buoni giocatori, anche se per arrivare in alto ce ne manca».

All’Inter di sicuro manca un giocatore alla Matthäus, con personalità e cambi di ritmo, capace di segnare qualche gol.

«Vero, ma credo che serva qualcosa di più. L’Inter è troppo dipendente da Icardi, tanto che quando lui si è infortunato ha perso tanti punti».

In gennaio è arrivato Rafinha, quanto potrà incidere?

«È un giocatore tecnico, ma la chiave rimane l’equilibrio generale tra i reparti. Quello che si è visto fino a inizio dicembre. A Spalletti la risposta a questo enigma».

Come si spiega il calo di Perisic?

«Non ha avuto una flessione solo lui. E non ditemi che si sta preservando per il Mondiale. Quando abbiamo vinto nel 1990 era perché tanti di noi giocavano in quello che era il campionato più difficile del mondo. Un calciatore poi non ha un pulsante che spegne e riaccende».

Tra i problemi attuali c’è anche il feeling con i tifosi, che sono i più appassionati e presenti d’Italia ma che ora sembrano avere perso la pazienza e fischiano.

«Hanno ragione. Sono diversi anni che riempiono d’affetto la squadra ma non gli torna indietro nulla... Se giochi nell’Inter devi sempre lottare. Qui c’è troppa tradizione per tirare indietro la gamba. In altre squadre con questi risultati i tifosi non andrebbero allo stadio».

Da interista, le manca una proprietà italiana?

«È il nuovo mondo, comanda chi porta i soldi. Ben vengano i cinesi, anche se non hanno una storia calcistica e quindi dovrebbero affidarsi il più possibile a chi ha passato una vita in campo e con addosso la maglia nerazzurra. Penso a Zanetti, che purtroppo al momento è l’unico ex in società con una carica di peso. Oltre alla competenza, serve senso di appartenenza. Guardate il Bayern, con Hoeness, Rummenigge...».

Un consiglio per Spalletti.

«Non metta troppa pressione sui giocatori, ma trovi un equilibrio tra la testa e le gambe. Anche se temo che il vero problema sia l’assenza di un leader, un trascinatore».

Lo era anche il suo amico Zenga, che ora allena il Crotone.

«Sono felice che Walter abbia trovato una panchina in A. Ha tanta passione, è un vero interista. Anche se fatico a credere che chi è stato portiere possa essere un buon tecnico (ride, ndr). Ma per lui ci sta, non era certo un portiere normale. Gli auguro di diventare allenatore dell’Inter in futuro».

 

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