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Dzeko rompe l’incantesimo, l’Inter sfata la maledizione. Il professore merita un inchino

Dzeko rompe l’incantesimo, l’Inter sfata la maledizione. Il professore merita un inchino

L'analisi di Fcinter1908 dopo la gara di Champions vinta dai nerazzurri contro lo Shakhtar per 2-0

Andrea Della Sala

È servita pazienza, tanta, ma alla fine l'Inter sfata anche il mito Shakhtar. Dopo un primo tempo in cui i nerazzurri hanno bombardato la porta di Trubin, tenendo saldamente le redini della partita in mano non concedendo praticamente nulla agli ucraini, la svolta arriva nel secondo tempo. In sei minuti ci pensa Edin Dzeko, non proprio il migliore dell'Inter nella prima frazione. Tre punti fondamentali, decisivi per il passaggio dell'Inter agli ottavi di finale di Champions, un obiettivo fallito per 4 anni e ora finalmente raggiunto.

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Dopo 45' di occasioni fallite, in casa interista si inizia a sentire il sapore della maledizione. Ancora lo Shakhtar, ancora 0-0, sarebbe stato davvero troppo. Ma l'Inter non si è fatta prendere dalla fretta, ha continuato a macinare gioco e occasioni da gol. Dopo il gol annullato per una spinta a Lautaro Martinez, la serata non sembrava delle più fortunate. A spezzare l'incantesimo ci pensa Edin Dzeko. Dopo una prima frazione non brillante, il bosniaco riemerge dal letargo e in 6' affossa lo Shakhtar prendendosi la scena e sfatando quella maledizione che sembrava aleggiare sulla Champions dell'Inter. Dopo i mugugni del primo tempo, l'ex Roma fa esplodere di gioia il Meazza.

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Se Dzeko è stato killer della squadra ucraina, possiamo sicuramente assegnare a Perisic il ruolo di mattatore della serata. Momento di forma assoluta per il croato che asfalta letteralmente la fascia sinistra, macinando chilometri, mettendosi in mostra per qualche recupero provvidenziale, ma soprattutto per aver spinto senza sosta per tutta la gara. Dal suo piede inizia l'azione del primo gol, sempre dallo stesso piede arriva il pallone perfetto sulla testa di Dzeko. Partita spaziale di Perisic, ormai un professore del ruolo di esterno nel 3-5-2, si merita la standing ovation finale di San Siro che Inzaghi gli regala giustamente. Segnali positivi da tutta la truppa nerazzurra per il tecnico: la difesa ha portato a casa un clean sheet, il gioco si è confermato brillante, Calhanoglu dà segnali di crescita e là davanti fioccano occasioni con gli attaccanti sempre protagonisti. E in più un obiettivo è già in cascina. Avanti così Inzaghi.

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