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Ronaldo: “Amo l’Inter, non sarei mai andato via. Speriamo di vincere qualcosa quest’anno”

Marco Macca

Le parole del grande ex nerazzurro

Un intervento ricco di sentimento, di ricordi, di emozione. Perché, in fondo, se c'è un giocatore che significa emozione, quello è Ronaldo. Il Fenomeno capace di far sognare tutti i tifosi dell'Inter, anche a distanza di anni, nonostante tutto. In collegamento con il Festival dello Sport di Trento, organizzato dalla Gazzetta dello Sport, l'ex attaccante brasiliano, grande idolo del popolo nerazzurro, si è lasciato andare a grandi ricordi tinti di Inter:

LA SUA INTER - "Quell'Inter era una grandissima squadra, oltre a Bobo c'era Seedorf e tanti altri grandi giocatori. Vieri mi piaceva tantissimo come giocatore, peccato per l'infortunio che ci ha impedito di giocare insieme per tanto. Sapeva giocare con i compagni, sapeva fare uno due, per me era perfetto. Vieri che a Madrid vinceva le Ferrari con i suoi gol? Io sono troppo buono, a Moratti non l'ho mai chiesta. Chissà quante Ferrari ho perso... In Italia, quando sono arrivato all'Inter, non è stato facile con i giornalisti, soprattutto per il problema della lingua. Dopo sei mesi, però, ho iniziato a parlare italiano e i rapporti sono migliorati. Dico sempre che dopo il mio primo anno all'Inter c'era un grande entusiasmo, portavamo alla gente la speranza di fare belle cose e loro erano con noi. Quest'anno c'è grande entusiasmo per l'Inter, speriamo possa vincere qualcosa".

INFORTUNI - "La rottura del tendine rotuleo contro la Lazio? Mi sono subito reso conto che il ginocchio aveva ceduto. Mi tenevo la rotula che tendeva ad andare su verso la coscia. Era un infortunio che non era ancora accaduto nel calcio. Non c'era molta informazione su questo infortunio. I primi dieci giorni sono stati di buio e tristezza. Ho dovuto trovare dentro di me tutto l'amore per il calcio, un amore che non sapevo nemmeno io di avere. E' stata lunghissima, non ho mai mollato un giorno la fisioterapia sperando sempre di tornare a giocare. Credo che i metodi di allenamento di prima mi abbiano condizionato, mi facevano allenare con esercizi che non mi servivano, avevo bisogno di altre cose".

5 MAGGIO - "Il 5 maggio 2002? Ci ho pensato tante volte. Credo che siamo entrati in campo troppo convinti di vincere. In quella settimana si parlava troppo dell'acquisto di Nesta, che sembrava fatto e che forse non avrebbe giocato. Ci ha distratto. Poi, penso Cuper abbia sbagliato la formazione, mettendo un giocatore di troppo a centrocampo. Poi, ci si sono messi in mezzo anche gli errori individuali. Una delle più grandi delusioni della mia vita".

L'ADDIO - "Il mio addio? Non avrei mai voluto andare via dall'Inter, sentivo che era casa mia per tutta la vita. Non mi era mai successo di andare da un presidente e chiedere la testa di un allenatore, non era giusto, non sono i miei valori. Ma siamo arrivati a un punto che non ce la facevo più con Cuper. Non si comportava bene. Non so se con lo Scudetto avrei cambiato decisione. Ero convinto che Moratti lo avrebbe mandato via, è stata una brutta sorpresa. In quel momento, orgoglioso, ho deciso di andare via. La città che mi amava, all'improvviso mi odiava, dovevo essere protetto dalla polizia. E' stata dura. Voglio un bene dell'anima a Moratti, per me è stato un papà, siamo arrivati alla conclusione che abbiamo sbagliato entrambi".

(Fonte: Gazzetta.it)