Vendere, vendere, vendere. Di questi tempi pare un’impresa in qualsiasi ambito commerciale, figuriamoci se l’oggetto della transazione sono bipedi pagati fior di quattrini per giocare a calcio. L’Inter, per mettere in atto quella rivoluzione verde auspicata da Moratti e patrocinata dal nuovo confermatissimo mister Andrea Stramaccioni, deve prima liberare la cantina da tutte quelle cianfrusaglie e oggetti di lusso demodé pagati a peso d’oro qualche anno fa, ma ora difficilmente piazzabili sul mercato, se non a qualche ricco collezionista a caccia di cimeli emozionanti. Anche perché oggigiorno nessuno fa beneficenza, tantomeno i nababbi del pallone. Si sa, i più tirchi spesso sono proprio i più benestanti. Da un lato le società interessate non vogliono scucire un euro di più rispetto a quanto programmato da bilanci sempre più severi, dall’altra i giocatori non hanno nessuna intenzione di lasciare sul banco nemmeno un ticket restaurant in seguito a un potenziale cambio di casacca.
AAA Vendesi lampadario rococò del Paranà
Che le bandiere nel calcio ormai si trovassero solo nelle bancarelle antistanti lo stadio, lo sapevamo da tempo. Ma certe scaramucce lasciano spaesati molti tifosi nerazzurri, che a volte tendono ad avere un’immagine troppo romanzata al limite dell’epico degli eroi calcistici con la maglia della Beneamata. In realtà quello che comanda è sempre e solo il vile o nobile (a seconda di chi lo ha o meno) denaro. Non certo i baci farisei alle magliette dopo un gol, le dichiarazioni prestampate di amore eterno, i giuramenti alla fede nerazzurra che sfumano con l’imbrunire delle foglie o gli attestati di tifo pro-Inter sin dall’età puberale, ricordate Ibra? Quando ci sono di mezzo i soldi, amici nerazzurri, non c’è maglia che tenga.
Entrando nel dettaglio dei cimeli da piazzare, uno dei pezzi più pregiati è sicuramente Maicon, giocatore di classe mondiale, che però ogni anno che Dio ha mandato in terra ha chiesto a papà Moratti l’aumento della paghetta, ottenendolo peraltor regolarmente, e che ora per tale ragione è difficile vendere anche al potentissimo Real Madrid di H.M. José Mourinho.
Poi c’è Lucio, che non vuole tornare in Brasile, non per motivi agonistici, romantici o perché gli manchino le specie animali rare della foresta amazzonica, ma semplicemente perché in Brasile lo pagherebbero meno; tantomeno andrà al Fenerbahce. Figuriamoci, quei “pezzenti” di turchi offrono “solo” 2,8 milioni per 3 anni (all’Inter ne prenderebbe 3,5 per altri 2). Quindi il difensore pretenderebbe, dopo cotanta stagione da caro leader della difesa nerazzurra, pure una congrua buonuscita dall’Inter per coprire tale discrepanza. Un disavanzo passivo inaffrontabile, che probabilmente inciderebbe sul suo tenore di vita, costringendolo a due anni di grossi sacrifici. Moratti ovviamente non ci pensa nemmeno a “buonuscire” Lucio. E lui se ne va, pare, alla Juve.
Il caso più spinoso però è quello di “Shirley Temple” Forlan, affrettatamente reclutato e blindato per 3,5 milioni annui (avevamo paura che qualcuno ce lo portasse via?) e ora sul groppone della società, come un lampadario rococò impolverato. In Brasile gode di grande stima presso molti presidenti e lui ne ha incontrati almeno un paio di persona perché quella del Brazil è un’idea che gli garberebbe non poco. Ma dopo i convenevoli e i buoni propositi, quando si arriva alla parola ingaggio ecco che tutto si blocca. E Forlan improvvisamente è pervaso nuovamente da una irrefrenabile voglia di Inter.
Ultimo in ordine di lista, ma forse primo per peso specifico tecnico è il cinguettatore di Utrecht, Wesley Sneijder. Di questi tempi un anno fa non vedeva l’ora di trasferirsi al Manchester United, col quale c’era già un accordo di massima. Lo stesso Sneijder, se ricordate, nell’ultimo giorno di mercato rimase tutto il dì con tanto di valigie pronte in un albergo olandese, in attesa della comunicazione finale di accordo trovato. Ma indovinate… Le richieste economiche di Wes (250mila sterline a settimana, lo United gliene offriva 200, che miseria…) si rivelarono troppo alte per il Manchester che avrebbe visto sballato il suo monte stipendi e decise pertanto di rinunciare. Ora pare che l'arrivo di Stramaccioni nel finale di campionato abbia risvegliato la scintilla nell'olandese appassito, e quella che sembrava essere una cessione quasi certa, ora ha preso tutt'altra piega.
Quello che è certo è che serve un radicale cambiamento di rotta, il mercato non si fa più comprando figurine a peso d’oro ma andando in giro a cercare il talento puro a prezzi accessibili per poi lavorarlo con cura e pazienza. Prima di fare rivoluzioni improvvisate, bisognerebbe capire che si devono cambiare le modalità di ricerca sul mercato. Speriamo di avere ottimi rabdomanti all’Inter…
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