FC Inter 1908 Editoriale Inter, 365 giorni dopo non è cambiato nulla. Non si è migliorato un aspetto, il più importante

Inter, 365 giorni dopo non è cambiato nulla. Non si è migliorato un aspetto, il più importante

Marco Astori
I nerazzurri saranno costretti a giocarsi la Champions ancora all'ultima giornata

E' come se la paura attorno all'ambiente Inter sia controllata da un semplice interruttore, rivolto verso il basso dopo la (sofferta) vittoria contro il Chievo, ma improvvisamente rialzato dopo la caduta del San Paolo senza colpo ferire. E' un po' questa l'immagine di tutta

Inter, 365 giorni dopo non è cambiato nulla

la stagione della squadra di Luciano Spalletti: fino ad inizio 2019 il terzo posto sembrava una semplice formalità, ma la Beneamata ha pensato bene di accantonare ciò che significa tranquillità, rimettendo in discussione una qualificazione Champions che a bocce ferme, e successivamente a metà campionato, era in tasca. E si arriva a fine maggio, un anno esatto dopo l'impresa dell'Olimpico contro la Lazio, che sembrava essere l'inizio di una nuova era, a riflettere non su cosa ancora si può fare per migliorare ulteriormente, bensì ad elencare nuovamente ciò che è andato storto, notando che, semplicemente, non è cambiato nulla.

Perché ad agosto, dopo il mercato e dopo il sorteggio del girone di Champions League, si chiedeva all'Inter una cosa semplice: non sfigurare in Europa, andare il più avanti possibile in Coppa Italia ed ottenere un piazzamento al terzo posto senza patemi e senza dover

portarsi dietro l'ansia fino all'ultimo minuto come fatto nell'ultima stagione. E se in Champions League, nonostante un girone di ferro, la prestazione nerazzurra può dirsi più che sufficiente - nonostante i rimpianti per l'andamento a sorpresa del girone -, in Coppa si è avuto l'identico epilogo di un anno fa: eliminati ai quarti di finale contro una squadra nettamente alla portata, mai meritando veramente di qualificarsi e perdendo l'ennesima occasione di tornare ad alzare un trofeo, che male assolutamente non fa.

E poi si arriva al campionato, il tasto più dolente: le griglie iniziali, gli addetti ai lavori, i tifosi, tutti consideravano l'Inter la terza forza del campionato grazie ad alcuni acquisti di livello, volti ad indebolire le dirette concorrenti e a rinforzarsi, anche a livello caratteriale. Ma è proprio questo il punto cardine della riflessione: non si parla di gioco, di piazzamento, di numeri e di dati. L'Inter non ha migliorato, a distanza di 365 giorni dalla partita che avrebbe potuto rappresentare la svolta definitiva, l'aspetto più importante: il carattere. La squadra nerazzurra non è riuscita a dimostrare una maturazione tale da riuscire, dopo aver recuperato il terzo posto dal Milan, a confermarlo e a proseguire a vele spiegate verso l'obiettivo principale, così da essere costretta a giocarsi la Champions League con tutti gli occhi addosso all'ultima giornata.

Perché un calo è ammissibile, fisiologico: nessuna squadra, a parte rare eccezioni, non ha un periodo di flessione durante la stagione. Ma l'Inter decide non solo di calare con l'arrivo dell'inverno, ma di permettere a fattori esterni di prendere il sopravvento e di condizionare il proprio cammino: Perisic prima, il caso Icardi poi, infine Conte. E' bastato tutto questo per

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lasciare che il suddetto interruttore della paura si rivoltasse ancora verso l'alto, quando in realtà ciò che era richiesto non era la Luna, ma semplicemente di dimostrare che il percorso di crescita intrapreso non sarebbe incorso più in improvvise sbandate o cadute. Nella testa dei giocatori invece è rimasto tutto come prima: timore sotto pressione, mancanza di lucidità e di forza mentale nel momento clou. E' questo l'aspetto su cui la guida tecnica successiva dovrà necessariamente metter mano, e anche pesantemente: per tornare a vincere - ipse dixit di Beppe Marotta - prima di tutto ci vuole mentalità. Basta paura di sbagliare, ognuno si prenda le proprie responsabilità: questo, all'Inter, viene prima di tutto.