FC Inter 1908 Editoriale L'amor cortese di Moratti e il grosso rischio da Giacarta

L'amor cortese di Moratti e il grosso rischio da Giacarta

Lorenzo Roca

“Ho visto la luce” urlava in una chiesa dell’Illinois John Belushi in ginocchio inaugurando la missione dei Blues Brothers. Noi interisti per ora la luce ancora non la s’è vista, per dirla alla Mazzarri, giusto qualche chiarore, ma tutto fa pensare che l’accordo fra Massimo Moratti e il gruppo guidato da Erick Thohir sia nel rettifilo conclusivo e un nuovo capitolo si stia per aprire.

Tutto verrà messo nero su bianco in tempi probabilmente brevi e il new deal indonesiano potrà alfine partire. In attesa di restare abbacinati dal fulgore giavanese, restano ancora incerte alla gente nerazzurra le modalità e la composizione del nuovo assetto dirigenziale nerazzurro. È palese invece la volontà di Moratti di restare aggrappato al vascello interista. Il passaggio, dato per fatto e finito a giugno, si è trasformato in un parto elefantiaco multigemellare proprio in virtù dell'attaccamento di Moratti alla causa nerazzurra.

Il timore che Erick Thohir non rappresenti una garanzia per le sorti dell’Inter c’è, inutile nasconderlo, manifesto in Moratti e serpeggiante tra i tifosi. Questo figlio di papà asiatico con la facciotta paciosa da fratello maggiore combinaguai e ricordi somatici a metà tra il neomelodico coreano Psy e un personaggio buffo della Marvel non ci esalta, diciamolo. Non è turbantemunito, non vanta amicizie pericolose nella Organizatsya e non ha sigaro né portamento alla John Wayne. Non ha l'impatto visivo da supereroe che libera dal male e fa sognare i tifosi, mi voglia perdonare Mr. Magnate.

Tuttavia, la benevolenza del popolo nerazzurro, più che sulle parole e le promesse, terreno quantomai imprudente, è però ampiamente influenzabile e indissolubile dalle reali intenzioni nei confronti della storica società milanese. Tali buoni propositi purtroppo al momento risultano schermati dalla foschia delle trattative. Le parole udite sono sempre le stesse: sarà un’Inter nuova, niente follie economiche in stile emiri annoiati col dito scaccolante, si punterà sui giovani di qualità, ma con un occhio al bilancio, nessuna rivoluzione in ambito dirigenziale ma solo piccoli adeguamenti. Sarà, ma l'incertezza resta, anzi aumenta.

L’Inter di oggi ha la consistenza societaria di un delicato peluche adagiato in mezzo a due robuste ganasce della morsa, da una parte quella amorevole e coccolosa della famiglia Moratti, dall’altra quella pragmatica e aggressiva capeggiata da Thohir. Il pericolo è quello che la creaturina si ritrovi schiacciata e soffocata per il troppo desiderio.

Sia chiaro, ben felici che Moratti e Thohir stiano profondendo ogni riserva di energia per la causa interista, ma c’è un rischio grosso che si sta correndo. Bisogna evitare in tutti i modi di creare un pastrocchio. Ossia una società più somigliante alla Bestia dell’Apocalisse che al modello virtuoso tanto decantato. L’immagine che attualmente se ne ricava infatti è quella di un’Inter con la compresenza dei due “boss” per un periodo indefinito, siamo certi che la cosa possa essere gestita?

Teniamo ben saldo in mente che uno dei problemi della dirigenza nerazzurra nel corso di questi lustri della presidenza Moratti è stato proprio quello della eccessiva densità nell’area dirigenziale, con troppe persone a consigliare, decidere, trattare. Come potrà essere gestito un Moratti ancora presidente ma non più con potere decisionale? E Thohir, come se la caverà in cabina di pilotaggio e in fase di gestione dei conflitti? Che dire poi del restante cast composto da attori come i nuovi funzionari Levien, Roeslani, Shreve. Valenti professionisti, ma sapranno adattare le loro abilità, scusate: skill, ai capricci fanciulleschi e umorali di una squadra di calcio italiana? Come si adatteranno i nuovi padroni alla situazione mediatica da tiro al bersaglio cui l’Inter da anni è protagonista prediletta?

Di Massimo Moratti (mi sono spesso chiesto: chissà Thohir in privato come lo chiamerà, Mad Max?) conosciamo tutto o quasi, ciascuna piega del suo carattere, ogni manifestazione comportamentale ha per il tifoso interista un significato ben preciso. Moratti ha cercato in questi mesi una soluzione che garantisse un futuro prestigioso al club, fino alla decisione quasi automutilante per lui di arrivare a cedere la maggioranza azionaria, con l’unico scopo di ridurre i debiti e aumentare il fatturato, in netto calo negli ultimi tre anni (da 270 a 180 milioni).

Ancora avvolti dal mistero restano invece i buoni propositi e soprattutto le reali intenzioni di Thohir, che per quanto si possa sforzare oggettivamente non potrà mai avere, per motivi logici e genetici, quell’amor cortese che MM nutre per l’Inter. A infittire poi il mistero su Thohir contribuiscono anche alcune voci che si sentono sul suo conto, una su tutte sentite nel recente passato, ossia la convinzione che Mazzarri sarebbe da sostituire in quanto non sufficientemente carico di appeal europeo. Bullshit.

La chiave per il successo concreto e tangibile dell’operazione pertanto sarà riuscire a trovare quel delicato equilibrio tra passione e concretezza, tra amore sportivo viscerale incondizionato e ferme decisioni giuridico-ragionieristiche che darebbe al Biscione una nuova proprietà realmente rivoluzionaria, non solo nelle parole ma anche nei fatti.
In ballo c’è il destino della squadra colorata di splendida notte...