FC Inter 1908 Editoriale L'anno che non ti aspetti

L'anno che non ti aspetti

Sabine Bertagna


Eccoci qui a cercare di catturare in poche considerazioni un anno nerazzurro per certi versi complicato. Ricco di cambiamenti. Suggellato da una lunga serie di saluti, quasi a voler rimarcare che ad un certo punto certi incredibili trionfi vanno riposti con cura nel cassetto dei ricordi. Un anno faticoso, pieno di salite, che ci ha spesso dato l'impressione di volerci spingere verso il fondo per invogliarci a rialzare la testa. Abbiamo cambiato allenatore. E l'abbiamo fatto in grande stile. Stupendo tutti, compreso il diretto interessato. Nonostante le difficoltà abbiamo vinto tutti i derby e questo è sempre un motivo di soddisfazione. L'Inter dei giovani ha vinto tutto quello che poteva vincere e alcuni di loro si stanno guadagnando un posto in prima squadra. Non ce la faranno forse tutti, ma a tutti va il nostro ringraziamento per aver onorato l'Inter in maniera così matura. Bravi ragazzi.

Next Generation Mister. Noi dell'Inter non facciamo mai scelte banali. Se perdiamo ci piace farlo sfiorando toni drammatici e catastrofici, quando vinciamo ci prendiamo tutto il palcoscenico con prestazioni leggendarie. Siamo un po' pazzi, le sfumature anonime non fanno per noi. E quando, a nove giornate dalla fine del campionato, Moratti ha esonerato Ranieri e affidato la panchina ad Andrea Stramaccioni ha fatto una scelta da Inter. Non riusciva a guardare la sua creatura agonizzante, trascinarsi di partita in partita. No, il nostro presidente ha cercato di invertire la rotta e ha preso una decisione a tratti folle. Un allenatore della Primavera, giovanissimo e con zero panchine in serie A. Un incognita. Ma noi fin dal primo minuto abbiamo fatto il tifo per lui. Per la sua voglia di fare calcio, per il rispetto che nutriva per la nostra maglia e l'immediato feeling con l'ambiente. Uno bravo, che non ha avuto nessun timore di sedersi su una delle panchine più difficili della serie A. L'Inter è cambiata e sta cambiando molto. E in tutti i cambiamenti ai quali abbiamo assistito c'è la sua personalissima firma. Una firma per nulla banale.

Il tempo degli addii. Ce ne sono stati tantissimi, quest'anno. Piccoli grandi pezzetti di Inter se ne sono andati. In alcuni casi così in fretta da non aver avuto modo nemmeno di salutarli. Alcuni, dopo una fredda e veloce rescissione, hanno cercato di dimostrare che l'Inter si era sbagliata a volerli lasciar andar via. Nessuno finora ha avuto ragione. Di mezzo soldi, ingaggi e antiche promesse. E una nuova linea societaria molto chiara, peraltro auspicata e richiesta da molti a gran voce. I tempi sono cambiati e non era fattibile non adeguarsi. Non siamo bravi a dirci addio e quando c'è così tanto dolore significa, in fondo, che ci siamo amati molto. Alcuni di questi saluti sono stati strazianti. Le lacrime di Julio Cesar sul prato del Meazza ci hanno fatto capire una cosa importante. Ci si può lasciare, ma salutarsi è un dovere. Un atto di rispetto per quanto reciprocamente dimostrato. Non è necessario rinnegare il passato.

Partite perfette. Pur essendo stato un anno non facile ci siamo presi le nostre soddisfazioni. Non abbiamo concesso un solo derby. Quello vinto per 4 a 2, il primo di Stramaccioni, è stato un piccolo capolavoro. Tra le partite degne di nota la sfida contro il Napoli, con l'incredibile gol del Guaro su schema. Pronti, via. La madre di tutte le partite, per fare una citazione obsoleta, si è giocata a Torino. L'Inter avrebbe tranquillamente potuto soccombere a quell'ingiustizia convalidata al 18° secondo. Invece ha alzato la testa e si è battuta strappando una vittoria bellissima. Tre a uno alla Juve, in quello stadio che di secondo nome faceva Stadio dell'imbattibilità. Certo, ci sono state partite molto meno belle di quella. Alcune piuttosto brutte. Ci stiamo lavorando. Il cartello è appeso proprio lì fuori a ricordarcelo. Work in progress. E se a gennaio si riuscisse a riempire qualche tassello mancante piuttosto urgente è probabile che tutto questo lavoro ne trarrebbe un discreto beneficio. 

Nonostante tutto. Questa è una costante della storia nerazzurra. Come si prova a vivere da dentro determinate situazioni ci si rende conto di quanto tutto ciò sia estremamente difficile. Abbiamo chiuso l'anno in bellezza con l'ennesima squalifica per atteggiamento provocatorio. Gli arbitri addizionali, un po' come la prova tv, sembrano concentrarsi molto su di noi. Sarà forse per quello che altri non raccolgono le stesse squalifiche. Non possono mica vedere tutto! Comunque vada si proverà come sempre ad essere più forti. Ce l'hanno insegnato da bambini e non smetteremo di certo ora. Per citare la nuovissima canzone dei Baustelle: "Stringimi le mani, non è niente, ché la guerra passerà." Prima o poi. Prima o poi la guerra passerà.

Chiudiamo facendoci gli auguri più ovvi. Confidiamo in un 2013 che possa avere il più possibile le tinte del nero e dell'azzurro. Nelle vittorie e nelle difficoltà, come in quelle storie d'amore eterne, noi ci saremo. Un buon 2013 a tutti voi! E a tutti noi. 

Twitter @SBertagna