Ci sono momenti in cui le parole non servono a nulla. Non alleviano il dolore, non confortano, non trovano soluzioni. Le parole di Cassano arrivano inaspettate, quando ancora ci stiamo leccando le ferite. Quando ancora non abbiamo trovato il coraggio per interrogarci su come voltare pagina. Dirette, arrabbiate, orgogliose. Non cancellano la sconfitta, non annullano il senso di inadeguatezza, non inventano nulla. E proprio per questo sembrano perfette.
Quello che gli interisti non dicono
Cassano dice cose che in questo momento nessuno dice. Suonano come le affermazioni di un leader e poco importa che lui questa maglia la indossa solo da agosto. Dice cose da interista. "Gli altri ci hanno raggiunto? Significa che avevano fatto molto male all'inizio, ma questo non passava, mentre passa che l'Inter fa male." come a ricordare che quando i rossoneri occupavano le parti basse della classifica, tutto questo clamore non c'era. E poi la frecciata a chi sta tentando di fare del mercato una piazza politica, dove raccogliere voti. "Il nostro presidente ci dà una tranquillità enorme, è una persona unica, che nel calcio non c'entra niente con tutti questi falsi e fasulli che ci sono, di piccole e grandi squadre". E la stoccata finale, quasi non fosse mai stato al Milan: da quando sono all'Inter mi piace anche Milano.
Cassano non ha svelato ricette segrete. Si è appellato al gruppo, con l'intenzione di scuoterlo e ricordare che tutti hanno delle responsabilità. L'importante è prendersele. Tirare fuori la personalità e ripartire dalle cose buone. Ci sono giornate in cui essere interisti è sufficiente. Altre, invece, in cui dire qualcosa di interista è fondamentale. Oggi era una di queste giornate.
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