FC Inter 1908 Nazionali CorSera - Italia agli "amichetti romani": Serie A furiosa, c'è chi voleva sfiduciare Malagò per...

CorSera - Italia agli "amichetti romani": Serie A furiosa, c'è chi voleva sfiduciare Malagò per...

Redazione1908
I presidenti si erano persino dichiarati disponibili a contribuire al pagamento di una parte dell’ingaggio di Antonio Conte

«Ãˆ stato il trionfo della romanità e del circolo Aniene». Il Consiglio federale è terminato da pochi minuti quando le agenzie cominciano a rilanciare la notizia: Roberto Mancini sarà il nuovo commissario tecnico della Nazionale, Claudio Ranieri assumerà invece l’incarico di direttore tecnico.

Giovanni Malagò, nel suo completo color tabacco, ha finalmente scoperto le carte dopo una notte descritta come di profonda riflessione. Una riflessione, però, soltanto apparente. Dopo i diciassette giorni di interregno affidati alla coppia Maldini-Leonardo, l’ex presidente del Coni è infatti tornato sull’idea che coltivava già dal 22 giugno, il giorno della sua elezione alla guida della Figc. Apre così il Corriere della Sera l'articolo sulla reazione della Lega Serie A alla scelta di Mancini ct.

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«Nasce la Nazionale, sezione Roma Nord», è una delle battute circolate con maggiore insistenza nel primo pomeriggio, quando i presidenti di Serie A hanno appreso, increduli, la decisione. Qualcuno ha rincarato la dose: «Nel nome dell’amichettismo, del padel e del calcetto».

Al di là dell’ironia, la rabbia dei club è concreta. Le società avevano sostenuto con convinzione la candidatura di Malagò alla presidenza federale, lavorando anche per convincere le altre componenti a preferirlo a Giancarlo Abete. Dopo un appoggio così netto, si aspettavano almeno di essere coinvolte in una decisione tanto delicata, destinata a incidere sul futuro della Nazionale per i prossimi quattro anni.

I presidenti si erano persino dichiarati disponibili a contribuire al pagamento di una parte dell’ingaggio di Antonio Conte, considerato il profilo ideale per rilanciare il calcio italiano. Alla fine, invece, ha prevalso Mancini, l’allenatore che nel 2023 aveva lasciato la Nazionale per accettare la ricca offerta dell’Arabia Saudita. E i club, nonostante il loro peso politico, sono rimasti spettatori come tutti gli altri.

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Ancora lunedì sera, durante il vertice preparatorio andato in scena a Roma, Malagò non aveva fornito alcuna indicazione sulle proprie intenzioni. Nessun nome, nessun confronto, nessuna anticipazione. Quando, il giorno successivo, ha proposto Mancini durante il Consiglio federale, il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli ha espresso immediatamente la propria contrarietà.

La contestazione non riguardava tanto il valore tecnico di Mancini, considerato comunque un allenatore affidabile, quanto il metodo seguito per arrivare alla scelta. Un processo gestito in solitudine, senza coinvolgere chi aveva contribuito in maniera decisiva all’elezione del nuovo presidente federale.

Malagò ha provato a giustificarsi spiegando che, dopo il tempo perso inseguendo le ipotesi Guardiola e Pirlo, fosse necessario procedere rapidamente alla nomina del nuovo commissario tecnico. Una spiegazione che non è servita a placare il malumore della Lega.

Simonelli ha riconosciuto che la nomina del ct rientra nelle prerogative del presidente federale, ricordando però che i consiglieri hanno anche il diritto di esprimere valutazioni e avanzare proposte. Poco dopo è arrivata una nota ufficiale nella quale i club, pur senza nascondere le difficoltà delle ore precedenti, hanno scelto una linea di responsabilità istituzionale.

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La Lega ha rivolto gli auguri di buon lavoro a Mancini e Ranieri, sostenendo che, dopo «ore intense e certamente non semplici», fosse arrivato il momento di «appoggiare la bontà della scelta». Il messaggio è stato improntato alla distensione: «È importante adesso guardare avanti con unità e spirito di collaborazione».

Resta da capire quanto a lungo reggerà questa tregua. Nella notte precedente al Consiglio federale, infatti, tra i presidenti di Serie A si era sviluppato un fitto scambio di messaggi. I più duri non avevano escluso neppure l’ipotesi di sfiduciare Malagò, già alle prese con le pressioni e gli attacchi provenienti dal mondo politico.

Ora toccherà al nuovo presidente della Figc ricucire lo strappo, cancellare l’amarezza dei club e ricostruire un rapporto di fiducia con la Lega. In caso contrario, il rischio di una futura mozione di sfiducia potrebbe tornare rapidamente d’attualità.