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Inter, Inzaghi s’è fatto grande: “Ha via via smontato ogni ambizione delle rivali”

Marco Astori Redattore 
E’ un top coach, che da queste parti è arrivato quasi in sordina e invece ha aperto un ciclo, vincendo sempre almeno un trofeo

"S’è fatto grande, Simone. Grande allenatore, s’intende. E lo è pure per curriculum.

Con l’Inter ha acceso una stella, è una stella lui stesso ora". Apre così il focus de La Gazzetta dello Sport su Simone Inzaghi, ormai consacratosi nell'élite dei grandi allenatori dopo la vittoria dello scudetto e della seconda stella. Scrive sul mister la Rosea: "E’ un top coach, che da queste parti è arrivato quasi in sordina e invece ha aperto un ciclo, vincendo sempre almeno un trofeo per tre stagioni consecutive: nella storia nerazzurra ci erano riusciti solo Helenio Herrera, Roberto Mancini, Eugenio Bersellini e Giovanni Trapattoni. Ecco perché Inzaghi al 2-0 di Thuram è saltato in alto come non faceva neppure quando faceva il centravanti di professione.

Ecco perché quasi piangeva dalla gioia, ieri sera a bordo campo, mentre esultava con la famiglia al suo fianco e il telefono in mano: dall’altra parte, in videochiamata c’era Steven Zhang. Baci a tutta l’Inter, baci meritati. Perché questo non è “solo” uno scudetto. E’ stato un dominio, con avversarie seminate con in quei film polizieschi di una volta. E’ la consacrazione dell’allenatore, il passo successivo alla finale di Champions League raggiunta la scorsa stagione che lo aveva fatto conoscere a livello internazionale. Lo ha detto anche Beppe Marotta: «Simone è un tecnico vincente».

Già, perché l’Inter ha dato l’impressione di poter volare fin dalla prima giornata di Serie A, dominante sia in termini di numeri offensivi sia di quelli difensivi. E ieri sera nel derby, il sesto di fila, l’impressione non è cambiata. E’ allora è giusto che il capolavoro di Inzaghi venga analizzato in campo e fuori. Simone ha smontato via via ogni ambizione più o meno lecita delle rivali. Ha imposto un passo che solo la Juventus fino a gennaio è stata capace di tenere. L’Inter si è dimostrata una macchina perfetta. La squadra della seconda stella verrà ricordata come un frullatore tattico, un fiume in continuo movimento, un piacere per gli occhi e un problema grande così per chi provava ad arginarlo, quel fiume. Forse in cuor suo sapeva già che sarebbe arrivato a toccare le stelle. Sapeva già che prima o dopo sarebbe arrivato aprile".



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