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Zanetti: “Lautaro si sbloccherà, può essere ancora il suo Mondiale. Su Onana…”

Fabio Alampi

Il vice presidente dell'Inter ha parlato dal Qatar: "Argentina, ora si comincia. Il gol di Messi una liberazione"

Javier Zanetti, ex difensore e bandiera dell'Inter e oggi vice presidente nerazzurro, ha parlato ai microfoni de La Gazzetta dello Sport direttamente dal Qatar, dove sta assistendo al Mondiale: "È che noi argentini siamo così. Quando siamo senza rete sotto, senza possibilità di errore, diamo il meglio".

Che cosa è stato, quel gol di Messi?

"Una liberazione, per me e tutto il mio Paese. Nel primo tempo non avevamo fatto neanche un tiro in porta, ballavamo con la possibilità di un'eliminazione che sarebbe stata un colpo durissimo, dopo che tutti ci avevano dato tra i favoriti. Quella rete ha sbloccato tutto, gioco a testa. Perché la verità è che la nostra nazionale è inconsciamente obbligata a vincere. È un discorso che avrebbe avuto valore anche per l'Italia, se fosse stata qui: l'obiettivo non è mai solo partecipare, per le grandi squadre. Ma adesso è iniziato il nostro Mondiale, con il gol di Leo. E anche la squadra dopo quell'episodio si è come sciolta, ha cominciato a giocare, ha poi meritato la vittoria".

Cosa c'era, dietro quell'esultanza di Messi?

"La faccia, riguardiamo la faccia. Non sembrava neppure lui, incredibile. Leo che raggiunge Diego sia per numero di gol sia per partite in un Mondiale, il giorno dopo l'anniversario della morte: è parso davvero tutto scritto da lassù, tutto deciso prima".

Magari Maradona ha dato una mano davvero…

"Diego è come non fosse mai andato via. Diego è l'essenza del calcio, è sempre con noi. Basti ascoltare la canzone dei tifosi argentini allo stadio, che nominano Messi, Maradona, il papà di Maradona, la mamma di Maradona, tutti a spingere verso la vittoria. Ecco, in quel coro c'è tutto quel che è la Seleccion per il popolo argentino".

Scaloni nei giorni scorsi ha detto: «Indossare la maglia dell'Argentina è una cosa diversa rispetto a farlo con altre nazionali». Cosa vuol dire?

"Semplice. Noi in campo non andiamo solo con la maglietta e i pantaloncini. Non ci basta. Noi ogni volta ci portiamo dentro Diego, la finale del '78, quella dell'86. Ci portiamo la gente in spalla, tutte le partite. Ha visto quanti argentini ci sono in giro per Doha, nonostante la situazione difficile del mio Paese? È incredibile. Ecco, questa cosa è anche una responsabilità grande. Perché quella gente ti spinge, fa il tifo, ti sostiene. Ma come è giusto che sia vuole anche i risultati. E non pensiate che i giocatori non avvertano tutto".

Chi è l'uomo del Mondiale?

"Dico Mbappé. Lo ha già fatto vedere, nelle prime gare. Rompe le partite. Le strappa. È veloce con la palla al piede: "senza" lo sono in molti, "con" è un'altra storia e fa tutta la differenza del mondo. In questo, con le dovute differenze, il francese mi ricorda Ronaldo il Fenomeno".

In generale le stelle stanno rispondendo all'appello.

"Lo decideranno loro, questo Mondiale. Non immagino partite decisive in cui non siano protagonisti i soliti noti. Mbappé, appunto. O Ronaldo. O Messi stesso. Chi avrà più leadership, maggiore capacità di trascinare i compagni, porterà a casa la Coppa".

Chi arriva in fondo?

"Vedo tre squadre in vantaggio: Brasile, Francia e noi, l'Argentina".

Però il gioco nella Seleccion non si vede…

"Infatti dico Argentina a patto che migliori il gioco di squadra. Che aumenti l'intensità. E che cresca anche la condizione fisica, altrimenti andando avanti si fa dura".

Ma Lautaro sta steccando…

"Può essere ancora il suo Mondiale. Si sbloccherà presto, è garantito, magari già con la Polonia. Non deve preoccuparsi, Lauti: non sono state due partite semplici da gestire per un attaccante, non lo sarebbero state in ogni caso. Ma non vedo problemi. E aggiungo un altro nome".

Prego.

"Di Maria. Per l'Argentina è assolutamente decisivo: è uno che sa inventare la giocata che risolve la partita, sposta l'equilibrio. Ed è in crescendo di condizione: è arrivato qui al limite, può solo crescere".

Che cosa o chi l'ha sorpreso, fin qui, di questo torneo?

"In termini di squadra, dico Marocco. Gioco corale. Compatti, concentrati, non me li aspettavo a questi livelli, contro il Belgio sono rimasto impressionato. E poi sono rimasto colpito dalle dichiarazioni di De Bruyne dopo la prima partita vinta, in cui diceva che il Belgio di sicuro non avrebbe fatto bene come nel 2018. Come si può, dopo una vittoria? Strano…".

Strana pure l'esclusione di Onana dal Camerun.

"Stiamo cercando di capire, vogliamo parlare bene con il giocatore, di sicuro c'è stata una discussione".