FC Inter 1908 La societa Personaggi di spicco Materazzi: "Mourinho è stato un capo popolo". Eto'o: "Mi mandò una foto e mi chiese..."

Materazzi: "Mourinho è stato un capo popolo". Eto'o: "Mi mandò una foto e mi chiese..."

Eva A. Provenzano
L'ex difensore e l'ex attaccante dell'Inter hanno parlato della loro esperienza con Mourinho a Milano, di come li ha guidati alla conquista della Champions

Mourinho e il suo arrivo all'Inter dopo l'avventura finita col Chelsea. Il primo giorno i giornalisti tentano di scucirgli dichiarazioni proprio sul club di Abramovich. "Un modo furbo per sapere se acquisterai giocatori dal club inglese", gli dice un giornalista. Una pausa infinita, nella leggenda delle conferenze stampa italiane: "Mica io sono un pirla". Una frase in italiano, clamorosamente milanese, il primo giorno da interista.

«Mourinho arrivò e stupì perché parlò in perfetto italiano. Sapeva come far sì che il pubblico lo amasse fin dalla prima intervista». Materazzi, nel secondo episodio del documentario di Netflix dedicato all'allenatore, lo racconta proprio così quel giorno. E sul resto dice: «José è onesto. Sapevo di essere già in là con gli anni, avevo 35-36 anni. Ma quando trovi un allenatore onesto anche se non giochi sei contento, sei felice. La Champions è un obiettivo incredibile, per molti di noi era l'ultima possibilità».

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Quella vittoria divenne possibile grazie anche ad un acquisto in particolare: «Arrivò Eto'o, era un fuoriclasse, aveva già vinto la Champions. Un ragazzo incredibile, aveva già vinto tutto e in quel momento. José era il nostro capo popolo ed eravamo disposti a morire in campo per arrivare al nostro obiettivo, la finale. Solo José ci poteva portare ad un gradino superiore ed è quello che ci ha portato poi a vincere il Triplete», racconta ancora Matrix.

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Getty Images

E il camerunense, a proposito della sua esperienza all'Inter con Mourinho aggiunge: «José mi inviò un messaggio con la foto della maglia numero nove, fu una sorpresa increbibile, speciale. Poco dopo mi chiamò il presidente Moratti. Contro il Chelsea, negli spogliatoi José fece un discorso increedibile. Ci siamo detti che non poteva uscire dallo Stamford Bridge a testa bassa. Impossibile, non con me in campo. Io segnai, vinse José con i suoi discorsi. Quando nella semifinale col Barça Thiago Motta fu espulso sentii Mourinho urlare il mio nome e poi mi chiese di sacrificarmi a sinistra. Ero convinto che con questo gruppo di uomini e con Mourinho avremmo scritto una pagina bellissima della storia dell'Inter». Detto, fatto. Scritta. Per sempre. Negli albi d'oro, in un documentario di Netflix. E soprattutto nei cuori nerazzurri.

(Fonte: Netflix)