Cordoba: “Indelebile un episodio con Mourinho. Ero del City, Moratti disse sì ma…”

Cordoba: “Indelebile un episodio con Mourinho. Ero del City, Moratti disse sì ma…”

di Daniele Mari, @marifcinter

Ivan Ramiro Cordoba e un passato da bandiera. E’ lo stesso ex difensore e team manager dell’Inter a svelare quante volte è stato sul punto di lasciare la squadra nerazzurra, finendo sempre col restare a Milano: “Quando mi sono sentito un simbolo? Molti giocatori se ne sono andati mentre io ero all’Inter, io sono sempre rimasto. Il mio agente voleva portarmi alla Lazio, in un determinato momento la squadra più forte in Italia, economicamente molto potente, ma io risposi: ‘non mi muovo dall’Inter prima di aver vinto cose importanti’.

Ma il momento per andare via ci fu anche con l’Inter vincente: “Nel 2010, prima di vincere tutto. Non giocavo e Mancini era arrivato al Manchester City. Mi chiamò, mi voleva lì. Parlai con Moratti e glielo raccontai. Mi disse: ‘Ivan, se fosse per me ti lascerei andare se vuoi ma Mourinho non vuole, ha un’ottima opinione di te, dice che sei un gran professionista, che sei un esempio. Ti chiedo di restare’. Sono rimasto e nei mesi seguenti giocai molto in campionato e in Coppa Italia anche se meno in Champions”.

E come è andata con Mourinho? Cordoba racconta: “E’ un tipo diverso dagli altri, è una bibbia. C’era un rapporto di rispetto, ci dicevamo le cose in faccia, non mi sono mai nascosto davanti a situazioni dure. Per quello ci sono stati anche dei confronti ma è stato positivo perché questo fa parte del conoscersi reciproco. E lui, alla fine, me lo riconobbe”

Cordoba spiega anche come avvenne questo riconoscimento: “Mi schierò nella finale di Coppa Italia, la prima coppa del Triplete. Mi feci male nel primo tempo e pensai subito alla finale di Champions, era 15 giorni dopo e me la sarei persa. Ma Mourinho mi disse: ‘tranquillo, hai fatto molto per arrivare qua e ti convocherò anche se non potrai giocare’. Andai in panchina e mi scaldavo nonostante il dolore, fu indimenticabile”

Il ricordo di quella festa è indelebile: “Ricordo tutto. Quando Javier alzò la coppa, io la afferrai e la appoggiai sul petto, quasi a trasferire tutta l’energia di quel successo che avevamo ottenuto”.

 

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