01:12 min

ultimora

Agnelli: “Superlega va avanti, successo al 100%. Inter? Convergenza naturale. Con Marotta…”

Alessandro De Felice

L'intervista rilasciata ai microfoni del quotidiano Repubblica dal presidente della Juventus Andrea Agnelli sul tema della SuperLega

Andrea Agnelli sceglie le colonne di Repubblica (insieme al Corriere dello Sport) per parlare dell'European Super League e del progetto, che nelle ultime ore va sempre più verso lo stop dopo la retromarcia dei sei club inglesi. Il numero uno bianconero ha rilasciato un'intervista ai quotidiani prima della riunione d'urgenza di ieri sera tra i soci fondatori.

Presidente Agnelli, la Superlega perde pezzi, il progetto rischia di affondare?

"Fra i nostri club c’è un patto di sangue, andiamo avanti".

Ritiene che il progetto possa ancora avere successo?

"Sì, ha il cento per cento di possibilità di successo".

La vulnerabilità della Superlega è nell’essere accusata di rappresentare un progetto elitario che snatura il calcio europeo trasformandolo da sport popolare in un club per ricchi. È questo ciò che volete fare?

"No. Vogliamo creare la competizione più bella al mondo capace di portare benefici all’intera piramide del calcio, aumentando la distribuzione delle risorse agli altri club e rimanendo aperta con cinque posti disponibili ogni anno per gli altri da definire attraverso il dialogo con le istituzioni del calcio".

Ma una simile competizione non è una minaccia mortale per i campionati nazionali?

"Nessuna minaccia, c’è piena volontà di continuare a partecipare a campionato e coppe nazionali".

Come è possibile che tre squadre italiane della Superlega, prendendo ogni anno un bonus di 350 milioni, non alterino l’equilibrio della Serie A a cui partecipano?

"Il bonus di 350 milioni l’anno è falso. Noi rimaniamo nelle competizioni domestiche, andremo a giocare in ogni stadio d’Italia, di Spagna e d’Inghilterra. Il nostro lavoro resterà intrinsecamente legato alle competizioni domestiche".

Il modello Nba negli Stati Uniti si alimenta grazie alle squadre dei college. Che legame avrete con le squadre giovanili, locali?

"L’alimentazione dei settori giovanili viene mantenuta. Ogni settimana daremo ai tifosi le partite dei campionati nazionali e di una nuova competizione, capace di avvicinare le generazioni più giovani che si stanno allontanando dal calcio".

Perché ritiene che la Superlega andrà incontro alle preferenze dei più giovani?

"I più giovani vogliono vedere i grandi eventi e sono meno legati agli elementi di campanilismo che hanno segnato le generazioni precedenti, compresa la mia. Un terzo dei tifosi mondiali segue due club che spesso sono tra i fondatori della Superleague, il 10 per cento segue i grandi giocatori e non i club, due terzi seguono il calcio più per "il timore di perdere qualcosa" che non per altro, e il dato più allarmante è che il 40% per cento di coloro che hanno fra i 16 e 24 anni non ha interesse nel mondo del calcio. Andare a creare una competizione che simuli ciò che fanno sulle piattaforme digitali — come Fifa — significa andargli incontro e fronteggiare la competizione di Fortnite o Call of Duty che sono i veri centri di attenzione dei ragazzi di oggi, che spenderanno domani".

Teme che i giovani abbandonino il calcio?

"Il calcio sta vivendo una crisi enorme di appetibilità verso le nuove generazioni. Avere gli stadi chiusi da un anno per chi ha figli di 10-15 anni di età lo evidenzia: si interessano ad altro. È un processo accelerato dall’epidemia".

L’Uefa vi vuole espellere, i campionati locali minacciano di non farvi giocare e i vostri giocatori rischiano di non poter vestire più le maglie nazionali. Non temete il boomerang di rimanere isolati?

"Temo molto di più una situazione di monopolio di fatto con il tentativo di impedire a società e giocatori di esercitare le proprie libertà sancite dal Trattato dell’Ue. Bisogna uscire da questa situazione di monopolio dove i nostri regolatori sono i nostri principali rivali. È un esercizio delle libertà".

Resta il fatto che in questo momento sembrate circondati. Qual è la mossa per rompere l’assedio da parte delle istituzioni del calcio europeo e nazionale?

"Abbiamo fiducia nella bontà della nostra iniziativa che crediamo avrà successo nel breve periodo. L’iniziativa intrapresa, come previsto dal Trattato Ue, porterà a veder riconoscere un nostro diritto. Per questo teniamo il dialogo aperto con istituzioni, Fifa e Uefa".

Eppure l’Uefa vi considera "illegali".

"Ciò che stiamo facendo è perfettamente legale. Stiamo esercitando una libertà prevista dal Trattato dell’Ue. E questo è molto importante".

Come fa a definire "aperta" un’organizzazione dove 15 membri su 20 sono presenti per diritto di nascita?

"Perché ci sono 5 posti disponibili e perché la Superleague affronta il maggior problema dell’industria del calcio che è la carenza di stabilità. Le riforme delle competizioni, nazionali e internazionali, sono temi costanti dell’elezione dei presidenti delle istituzioni del calcio. È il momento di agire".

Ritiene davvero di poter aprire una trattativa con Fifa o Uefa?

"È il nostro auspicio. Abbiamo scritto ai presidenti di Fifa e Uefa per dialogare".

Se la Uefa inizia a dialogare, siete pronti a compromessi o la Superleague andrà comunque avanti?

"La Superleague va avanti comunque. Se ci faranno una proposta, la valuteremo".

Urbano Cairo l’ha definita "un traditore" e Aleksander Ceferin "un serpente". La accusano di averli traditi, di aver fatto il doppio gioco per mesi lavorando apparentemente ad una riforma della Champions mentre in segreto ne preparava in realtà un’altra. Che cosa risponde?

"Che per quasi dieci anni ho lavorato nelle istituzioni sportive internazionali che detengono il controllo delle competizioni, con un monopolio di fatto, senza sostenere alcun rischio economico. Perché i rischi ricadono solo sui club. Non sono riuscito a fargli capire quanto è alto il rischio economico per i club che generano valore per tutti gli stakeholder del calcio. O forse non hanno mai voluto capirlo. Dunque bisognava cambiare le cose. Cercheremo un accordo con Uefa e Fifa".

Se l’intento è la rottura allora perché restare nella Serie A?

"La tradizione del calcio risiede nei campionati domestici. Per noi i tifosi sono importanti e devono avere la possibilità, ogni domenica, di venire allo stadio".

Le reazioni del premier britannico Johnson e del presidente francese Macron sono state molto negative. Il premier italiano Draghi invece ha fatto trapelare volontà di mediazioni. I leader politici in questa fase sono un ostacolo o possono aiutare a trovare un compromesso?

"La posizione di Draghi è di grande buon senso. Lo sport è da sempre contro le ingerenze della politica. Se i leader politici vogliono intervenire sul fronte economico — dove stimiamo perdite fra i 6,5 e gli 8,5 miliardi di euro — sarà positivo, soprattutto sul fronte con la Uefa".

Aveva messo in conto l’impatto negativo sulla sua immagine di questa operazione?

"Mi aspettavo una reazione simile e credo potrà andare avanti ancora per qualche settimana. Bisognerà iniziare a dialogare".

L’ultimo giorno quando Ceferin, presidente Uefa, la chiamava, non rispondeva perché aveva la batteria scarica?

"Sono dettagli di vita personale che si commentano da soli".

Come siete arrivati all’accordo sulla Superlega?

"La volontà politica è maturata negli ultimi 20-30 anni. Credo che non si sia capito qual è stato l’impatto della pandemia nel mondo del calcio, al punto che nel budget 2021-2022, che è stato presentato nel dicembre 2020, i presupposti che Uefa ha fatto sono da brividi.

Cito: "Le cifre presentate si basano sulla crisi sanitaria superata senza impatto su competizione e eventi, il calcio sta continuando normalmente". La massima istituzione del calcio europeo a dicembre del 2020 diceva questo. Istituzione che, vi ricordo, non ha nessun rischio economico nell’industria che regolamenta e con la quale compete. Questo conflitto d’interessi è importante sottolinearlo".

La vostra sfida punta in realtà proprio alla Uefa. Perché?

"Bisogna tener presente che l’Uefa gestisce i nostri diritti, li vende, decide quanti che ce ne redistribuisce e ci regola pure. Senza affrontare alcun rischio economico. Ed inoltre è un nostro rivale. Mi pare un aspetto di grande valore per un’industria da 25 miliardi di euro. Fifa e Uefa fanno grandi ricavi con i nostri giocatori ma non ci hanno aiutato nei momenti di crisi. Devono scegliere: o fanno i regolatori o i promotori commerciali".

Com’è nata la convergenza con Inter e Milan?

"In maniera naturale".

Come si sente nella stessa trincea con Marotta, dg dell’Inter, suo rivale acerrimo negli ultimi campionati?

"Molto bene. Il rapporto con lui è sempre rimasto buono. Abbiamo vissuto assieme otto anni straordinari, l’affetto resta inalterato".

JP Morgan pare abbia chiamato il Napoli. State trattando con altre squadre italiane?

"Non posso confermarlo. Sarà sempre il cda a decidere".

Chi trasmetterà i contenuti della Superlega?

"Ci sono condizioni tecniche e commerciali che devono essere soddisfatte".

Da dove nascono le lettere di sfiducia per Paolo Dal Pino, presidente della Lega Serie A?

"L’ho chiamato per spiegargli che eravamo in stallo dopo la proposta sulla gestione dei fondi. Aveva un ruolo di garanzia che non ha svolto nella gestione della Lega".

La decisione dei club francesi e tedeschi di non aderire indebolisce la Superlega?

"No, anzi crea delle opportunità. Per questi club o per altri".

E se sarete espulsi dai campionati nazionali?

"Non sarà così. Se avvenisse sarebbe un grave abuso. Quanto stanno minacciando è illegale. Se ciò avvenisse non sarebbe solo un monopolio ma una dittatura. Vogliamo rimanere vicini ai nostri tifosi".

Dazn ha appena acquistato i diritti tv del campionato, cosa ne sarà?

"In questo momento in Gran Bretagna le squadre che si candidano alla Champions sono Leicester e West Ham. Non per questo Dazn cambierà i suoi piani, le circostanze mutano".

Il calcio è un gioco o un business?

"Il calcio non è più un gioco ma un comparto industriale e serve stabilità. Anche a livello domestico. In Europa la partita che vale di più non è la finale di Champions ma i play-off della prima divisione inglese per accedere alla Premier League: ben 150 milioni. Questa non è stabilità. Servono regole economico-finanziarie ferree come quelle stabilite nella Superleague".

Ma il problema è che queste regole impediranno ad una squadra minore, in Lituania o in Italia, di sfidare un grande club: il duello fra Davide e Golia non ci sarà più e lo sport ne uscirà indebolito.

"Allora partiamo dai dati: nei quarti di Champions abbiamo tutte le squadre che dovevano essere lì, in Germania il Bayern ha vinto 8 campionati di fila, in Francia c’è un’egemonia, in Spagna un duopolio e in Italia negli ultimi cento anni di storia 80 campionati sono stati vinti da Juventus, Milan e Inter. Dunque l’ambizione delle piccole è legittima ma dall’altra parte abbiamo una statistica lunga un secolo".

Questo significa che le squadre piccole devono rinunciare ai sogni?

"All’origine vincevano le squadre delle grandi città — da Bucarest a Belgrado — perché avevano grandi stadi e grandi entrate, poi c’è stato l’avvento dei diritti tv e si sono imposti i Paesi: Inghilterra, Francia, Germania, Spagna e Italia. Tutti gli altri — dall’Olanda alla Serbia — sono spariti non perché non meritevoli bensì perché non appartenenti a Paesi con un Pil che garantiva diritti televisivi importanti. Il prossimo passaggio sono i marchi globali: possono garantire entrate per garantire alla piramide del calcio ritorni davvero fiorenti. Per questo nasce la Superleague".

Sul fronte opposto le motivazioni di Uefa a Fifa sono altrettanto granitiche. Dunque andrete allo scontro?

"Ho parlato con Gianni Petrucci, presidente della Federazione italiana pallacanestro. Nel basket hanno trovato una coesistenza. È un precedente e riguarda il secondo sport europeo. Se osserviamo il percorso che ha portato alla nascita dell’Eurolega e dell’Eurocup troviamo un percorso analogo al nostro. Perché il calcio no?".

A proposito di stabilità, lei è saldo alla guida della Juve?

"Chi afferma il contrario mi porta bene".

Cosa la rassicura di più o cosa teme di più nella sfida della Superlega?

"Mi rassicura il progetto di creare il campionato più bello del mondo, mi preoccupa il populismo che ostacola il dialogo su questa iniziativa".

Non temono di non poter più vestire la maglia delle rispettive nazionali?

"Non mi sembra. C’è stato anche un comunicato dell’Unione dei calciatori europei, molto significativo, a riguardo. Gli hanno detto di fare attenzione con simili minacce".

Insomma, avete spedito le lettere a Uefa e Fifa e aspettate di aprire il negoziato. In caso contrario sarà battaglia legale?

"In caso contrario ci sarà un confronto su ragioni tecnico-legali".

E se Juve, Inter e Milan saranno radiate dal campionato?

"Se il sistema calcio non dovesse permettere alle singole società di esercitare le libertà previste dal Trattato Ue dovremmo riflettere con attenzione. Per le implicazioni che potrebbero esservi in altri ambiti della società civile".

Si potrebbe arrivare ad un cappello Uefa sulla Superlega?

"Non lo so. Un dialogo può partire da posizioni molto distanti, come quelle attuali, ma è lo strumento per risolvere i problemi complessi".