FC Inter 1908 Ultima ora Boeri: "San Siro come Notre-Dame e la Sagrada Familia. Il nuovo? Volevo una foresta"

Boeri: "San Siro come Notre-Dame e la Sagrada Familia. Il nuovo? Volevo una foresta"

Daniele Vitiello
Cento anni dalla costruzione dell'impianto di San Siro che tanto ha significato per i tifosi di Inter, Milan e non solo: ne parla anche il noto architetto

La discussione sullo stadio di Milano ha superato anche i confini nazionali. In Spagna ne parla anche AS, sottolineando l'aspetto romantico che lega la città di Milano e i tifosi di Inter e Milan al Meazza, rimarcando - nel centenario dalla costruzione dell'impianto - quanti ricordi abbiano lasciato tra quelle mura i protagonisti negli anni sulle due sponde del Naviglio. Ma il fascino di San Siro va al di là della sfera sentimentale.

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«Notre-Dame a Parigi, la Sagrada Família, il Duomo di Milano o la Cattedrale di Colonia… Impossibile dimenticarli. E lo stesso vale per alcuni stadi come il Maracanã, Old Trafford o San Siro. Rappresentano la storia del calcio mondiale. Sono un incrocio di sguardi ed emozioni, di generazioni. Un patrimonio, un simbolo, un’architettura unica, un tempio», sottolinea Stefano Boeri, architetto, urbanista e politico italiano, ideatore del celebre Bosco Verticale di Milano, nell'intervista concessa ad AS.

Boeri ha spiegato quali sono le particolarità a livello architettonico del Meazza: «È una struttura affascinante e interessante, composta da tre architetture sovrappostesi nel corso del tempo. Il primo anello conservava ancora le scuderie per i cavalli, eredità dell’ippodromo che sorgeva nella zona. Il secondo gli conferì precisione e solidità dal punto di vista architettonico. L’ultimo si innalza con le sue grandi torri. Sono tutti elementi indipendenti l’uno dall’altro. Rappresentano un crogiolo di stili e tecniche, di epoche e di bellezza. È un’opera d’arte unica».

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Qualche anno fa si fece avanti, presentando il suo progetto per il nuovo impianto che oggi finalmente sta diventando un'idea concreta: «Avevo progettato uno stadio-foresta. Volevo costruirlo così: con il perimetro rivestito di piante, arbusti e alberi di ogni genere. Più di cento specie diverse. Non era un’idea visionaria, ma pragmatica e realistica, efficiente per le grandi arene del calcio: templi, colossei, anfiteatri. Non fu accettata, anche se l’obiettivo era tornare a respirare il profumo della natura. Io ne conservo ancora l’odore… L’erba, la terra di San Siro, quando da bambino ci andavo. Oggi tutto questo non esiste più, ma noi proponemmo qualcosa di insolito, un luogo in cui la natura entrasse in simbiosi con il ronzio e il frastuono che lo hanno sempre caratterizzato.

Qualsiasi nuovo progetto per uno stadio deve essere concepito con piena consapevolezza, perché si tratta di qualcosa di straordinario. Io lì avevo immaginato il futuro: un’architettura fondata su una visione contemporanea, senza perdere il senso di responsabilità. San Siro possiede una storia complessa e profonda», sottolinea Boeri.

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