Crespo: "Inter, occhio alle sorprese col Parma. C'è chi può fare lo scherzetto"
Hernan Crespo nell'intervista concessa oggi alla Gazzetta dello Sport definisce Inter-Parma «il mio duello». Il motivo? Lo spiega l'ex attaccante argentino: «Il Parma è la squadra che mi ha acquistato dal River Plate nell’estate del 1996 e con la quale sono diventato famoso. L’Inter è il club dove ho giocato nei primi anni Duemila e mi sono trovato benissimo. Quindi, per me, è la partita del cuore».
Dica la verità: il cuore di Hernan Crespo batte più per il Parma o per l’Inter?«Non potendo dribblare la domanda, mi affido alla sincerità: tifo per il Parma. Perché Parma, dopo Buenos Aires, è la città che sento più mia. Lì sono cresciuto e sono diventato uomo, lì sono nate le mie figlie, lì ho messo su casa, lì ho giocato, ho allenato e ho fatto pure il dirigente: già, per un breve periodo sono pure stato nominato vicepresidente. Come faccio a non tifare il Parma? Gli interisti mi perdoneranno, ma è una questione d’amore».
E poi c’è il debutto di Alberto Gilardino in panchina. Che ne dice?«Lo seguirò con molta attenzione, anche se qui in Messico sono molto impegnato con l’Atlas. Il Gila è stato un grande attaccante, un centravanti formidabile. Avesse a disposizione un giocatore come lui, sarebbe a cavallo. Però credo che il Parma abbia tutte le qualità, sia tecniche sia economiche, per raggiungere l’obiettivo della salvezza e lanciare qualche giovane da piazzare sul mercato».
Però contro l’Inter è come scalare l’Everest, no?«Beh, in effetti ci potevano essere debutti migliori... L’Inter la considero la squadra più forte d’Italia. Ha un organico formidabile, giocatori che da soli possono decidere una partita, grande organizzazione tattica e un bravo allenatore come Cristian Chivu. Tutto, insomma, per rivincere lo scudetto e questa volta fare strada anche in Champions League».
Pronostico?«I nerazzurri sono superiori, su questo non c’è alcun dubbio, però nel calcio non vincono sempre i più bravi. Succedono tante cose in campo e ci possono essere tante sorprese: non si sa mai. Sono curioso di vedere Romero, il nuovo centravanti del Parma. Alcuni amici me ne hanno parlato bene. Chissà che lui non possa fare lo scherzetto...».
Lei lo fece, trent’anni fa. Ricorda?«E come faccio a dimenticare quel giorno. San Siro, la prima volta a San Siro, avevo ventun anni. Ero arrivato da poco a Parma, dovevo ancora ambientarmi bene. Ricevevo anche qualche critica. Ma Ancelotti, ogni giorno, mi diceva di tapparmi le orecchie e tirare sempre dritto per la mia strada. “Il posto da titolare è tuo” mi ripeteva. “Più ti fischiano e più io ti faccio giocare”. Parole determinanti per la mia crescita professionale».
A San Siro, quella domenica, si sbloccò.«Dopo un solo minuto. Zè Maria scende sulla destra, crossa in mezzo all’area, io mi avvito e segno in semirovesciata. Gol stupendo. La mia prima rete in Italia. E chi se lo scorda? Poi, però, quella partita la perdemmo 3-1, doppietta di Zamorano e gol del mio amico Javier Zanetti. E Ancelotti, come capita sempre agli allenatori, venne processato e messo in discussione. La sua panchina traballò parecchio, fino a che non ci svegliammo, facemmo una super rimonta nel girone di ritorno e arrivammo secondi dietro solo due punti alla Juventus di Marcello Lippi».
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