Cuadrado: "Scusa Juve, pentito di aver scelto l'Inter. Solo a Milano ho capito..."
L'arrivo di Juan Cuadrado all'Inter non portò granché qualche stagione fa. Anzi, il club nerazzurro fu costretto anche a fare a meno del colombiano per diversi mesi a causa di problemi fisici che lo tennero lontano dai campi. Col senno di poi si rivelò un'operazione tutt'altro che azzeccata. E che un po' di rammarico l'ha generato anche nel colombiano, nonostante lo scudetto vinto evidentemente senza riconoscenza nei confronti dei compagni che in sua assenza trascinarono la squadra. Questo uno stralcio infatti dell'intervista concessa a TuttoSport oggi.
Quanto le fa male ripensare all’addio alla Juve?
Cuadrado
«Mi è dispiaciuto tanto, Allegri mi avrebbe tenuto. In quel momento ero arrivato alla fine del mio contratto, a parole avevamo trovato un’intesa. Alla Juve mancava un quinto e De Sciglio si era appena infortunato. Per me la Continassa era casa, amavo la gente e i tifosi. Ma anche quell’addio, con modalità che non mi erano piaciute, fa parte del calcio. Peccato, perché sono andato all’Inter e in quel momento non mi resi conto di quanto fosse accesa la rivalità. Io volevo solo giocare, quando sei in attività non fai troppi ragionamenti. Quando sono andato da loro ho capito di aver ferito il mondo bianconero, pur involontariamente».
Oggi, a distanza di qualche anno, si è pentito di essere andato all’Inter? «Sarei rimasto, avrei voluto chiudere la mia carriera alla Juve. Non volevo ferire nessuno. Ho vinto tanto, sono entrato nella storia del club e spero che il pensiero su di me, nel tempo, venga rivalutato. In campo ho sempre dato il 200% per me e per la Juve, mi sono sentito juventino. Ho cercato di essere all’altezza di un club del genere. Sì, oggi mi sento di chiedere scusa ai tifosi che ho deluso. Spero che possano capire quel mio passaggio all’Inter senza più rancore».
Ha già dei piani per quando chiuderà la carriera da giocatore? «Di sicuro non voglio allenare (ride, ndr). Ho creato una fondazione, cercherò di seguirla più da vicino. Mi piacerebbe lavorare coi ragazzi, coi giovanissimi. Voglio supportarli, ma non solo nella parte sportiva».
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