- Squadra
- Calciomercato
- Coppa Italia
- Video
- Social
- Redazione
ultimora
Getty
Sulle spalle aveva appena 13 panchina in Serie A, ma Cristian Chivu ha saputo guidare una nave in tempesta come quella nerazzurra in porti più sicuri. Il tecnico è riuscito nell'impresa di ricomporre i cocci di uno spogliatoio a pezzi dopo il drammatico finale della passata stagione.
"Per lo scudetto dell’Inter c’è da attendere ancora la matematica, mentre per gli elogi a Cristian Chivu i tempi sono già maturi. Perché se i nerazzurri sono arrivati a dominare il campionato, nonostante le premesse stagionali ampiamente avverse, il merito è in ottima parte anche del tecnico rumeno. Ha conquistato la scena e si è rivelato all’altezza della missione, confermando la lungimiranza della dirigenza la scorsa estate, quando in viale della Liberazione si decise di puntare su di lui in barba allo scetticismo generale", sottolinea il Corriere dello Sport.
"Dal primo giorno ad Appiano Gentile, Chivu ha avuto l’obiettivo di ridare credibilità a uno spogliatoio devastato dal finale della scorsa stagione. Era l’unico modo per farsi strada tra i vecchi lupi di mare che l’attendevano al varco e speravano in un suo flop. Sapeva che per puntare al bersaglio grosso, avrebbe dovuto ricomporre l’alchimia all’interno dello spogliatoio. Si è dimostrato abile psicologo e comunicatore, prima ancora che confermasse la sua abilità anche sul campo. Il dialogo è sempre stato schietto, anche grazie al ricorso a un ottimo inglese, che parla oltre l’italiano, l’olandese e il rumeno".
"Il registro utilizzato nei primi mesi davanti ai microfoni era tutt’altro che casuale. Rientrava in una strategia che è servita a porre basi solide per la sua prima stagione intera su una panchina di Serie A. Ha percorso tutta la scala di grigi, spaziando dal tono più conciliante di inizio stagione a quello decisamente più incisivo delle ultime settimane, in cui ha capito che la squadra aveva bisogno di una guida solida e di scariche di adrenalina per percorrere l’ultimo tratto di stagione con la giusta determinazione".
"Fa parte della capacità di leggere i momenti che ha chiesto a gran voce e trasmesso anche ai suoi giocatori. Lasciandogli il recinto del 3-5-2 per non stravolgere, anche in virtù dell’andamento del mercato estivo, ma comunque modificando lo spartito attraverso i suoi concetti. Su tutti, maggiore verticalità e un baricentro più alto con una feroce fase di riaggressione".
"Ha poi coinvolto tutti nelle rotazioni, facendoli sentire parte integrante del progetto, a prescindere da età e status, e garantendosi una continuità di rendimento sbalorditiva. Il percorso netto con le squadre dal quarto posto in giù gli ha permesso di volare via e fare il vuoto dietro di sé. Non aver battuto Milan e Napoli sarà una macchiolina su cui lavorare l’anno prossimo, ma non impedirà ai tifosi di invadere il Duomo tra pochissimo. Per quello è solo questione di tempo".
(Corriere dello Sport)
© RIPRODUZIONE RISERVATA