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Champions, sentenza dal Belgio: salvate regole UEFA sui giocatori del vivaio. Cosa significa per l'Inter

Redazione1908
Il tribunale di Bruxelles si pronuncia su una controversia che coinvolge UEFA, Royal Antwerp e un ex calciatore. Le conseguenze per i club italiani

Una sentenza arrivata dal Belgio riguarda direttamente anche l'Inter e le altre società che partecipano alla Champions League. Il Tribunale di primo grado francofono di Bruxelles ha respinto il ricorso presentato dal Royal Antwerp e dall'ex calciatore Lior Refaelov contro le regole UEFA che riservano alcuni posti nelle liste europee ai giocatori cresciuti nei vivai.

Una vicenda giudiziaria che andava avanti da anni e che avrebbe potuto mettere in discussione uno dei criteri più importanti per la composizione delle rose nelle competizioni internazionali.

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Il tribunale dà ragione alla UEFA

La questione riguarda i cosiddetti giocatori formati localmente, quelli che hanno trascorso una parte importante della propria crescita calcistica nel settore giovanile di una società o di un altro club appartenente alla stessa federazione.

Royal Antwerp e Refaelov avevano contestato queste restrizioni, sostenendo che limitassero la libertà di movimento dei calciatori e la possibilità per le società di costruire liberamente le proprie rose.

Il caso era arrivato anche davanti alla Corte di giustizia dell'Unione europea, che nel dicembre 2023 aveva sollevato dubbi sulla compatibilità delle regole con il diritto europeo, lasciando però al giudice belga il compito di valutare la controversia.

Adesso è arrivata la decisione.

Secondo il tribunale di Bruxelles, le quote previste dalla UEFA perseguono un obiettivo legittimo: incoraggiare i club a investire nella formazione dei giovani calciatori.

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I giudici hanno inoltre ritenuto le restrizioni proporzionate rispetto a questo obiettivo, respingendo quindi il ricorso.

La decisione può ancora essere impugnata in Cassazione, ma per il momento il sistema resta in piedi.

Inter, cosa significa per le liste Champions

La sentenza interessa anche l'Inter, perché conferma l'applicazione delle regole che le società devono rispettare quando presentano le liste dei giocatori utilizzabili in Champions League.

Il regolamento UEFA per la stagione 2026/27 prevede una Lista A composta da un massimo di 25 calciatori, con almeno due portieri.

Di questi 25 posti, otto sono riservati ai giocatori formati localmente.

Non tutti, però, possono essere cresciuti in una qualsiasi società italiana. La UEFA distingue infatti due categorie: i calciatori formati direttamente nel club e quelli cresciuti in altre squadre della stessa federazione.

Per occupare tutti gli otto posti riservati, almeno quattro giocatori devono essere stati formati direttamente dall'Inter. Gli altri quattro possono essere giocatori cresciuti anche in altre società italiane.

Per rientrare in queste categorie bisogna aver trascorso almeno tre stagioni complete, oppure 36 mesi, tra i 15 e i 21 anni nel club o nella federazione di riferimento.

È importante anche un altro dettaglio: non conta la nazionalità del giocatore, ma il luogo in cui è stato formato.

Un calciatore straniero cresciuto nel vivaio nerazzurro può quindi occupare uno dei posti riservati ai giocatori formati nel club.

Se mancano i giocatori del vivaio, la lista si riduce

Ed è qui che queste regole diventano particolarmente importanti anche per le strategie di mercato.

Se una società non dispone del numero necessario di giocatori formati localmente, non può semplicemente sostituirli con altri calciatori acquistati sul mercato.

Deve rinunciare a uno o più posti nella Lista A.

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