L’Inter usa il metodo D'Annunzio. Certe leggerezze inquietanti. Può sembrare puro marketing...
Per la prima volta nella sua storia, l'Inter è riuscita a vincere due partite di campionato di fila dopo essere andata sotto di almeno due gol. Come col Napoli, i nerazzurri reagiscono dopo aver preso due ceffoni. Se da un lato Cristian Chivu può essere contento della reazione dei suoi, dall'altro devono preoccupare le amnesie difensive della squadra nerazzurra in questo avvio di stagione.
"Gabriele D’Annunzio, grande uomo marketing, oltre a inventare lo scudetto che a partire dal 1924 sta sul petto di chi vince il campionato, ideò anche la sua finta morte per lanciare la prima raccolta di poesie sfruttando l’onda emotiva. L’Inter usa il metodo del Vate con un pizzico di incoscienza e per la terza volta in otto giorni va sotto di due gol e si finge stecchita al cospetto dell’avversario", sottolinea il Corriere della Sera.
"A questa Inter piace scherzare, prendere schiaffoni che poi si rivelano innocui, a meno che davanti non ci siano Mbappé e Bellingham. Quello della squadra di Chivu può in effetti sembrare come puro marketing per far credere agli avversari di essere vulnerabile, svogliata, presuntuosa e poi risvegliarsi all’improvviso come un leone ferito: funziona, riempie San Siro di adrenalina e di conseguenza costringe una squadra ancora in rodaggio ad alzare i giri del motore per agganciare la Roma in testa e presentarsi sabato all’Olimpico (ore 18) a pari punti nello scontro diretto".
"I due gol che l’Udinese segna in area piccola di testa con Abankwah (bel cross indisturbato di Gomez) e di furbizia da Ekkelenkamp mostrano — assieme al terzo gol di Gueye nel finale — non solo un calo di attenzione nel tenere la posizione, ma anche un disorientamento generale. Che è comprensibile se si pensa che era la prima partita dall’inizio del terzetto Akanji-Stones-Bastoni, ma comunque risulta un po’ inquietante per certe leggerezze, a partire da quelle dell’indecifrabile Martinez, confermato dopo la papera e le tre grandi parate al Bernabeu. E non all’altezza".
(Corriere della Sera)
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