Sousa: “Tornai in Italia grazie a Ronaldo. Era un fenomeno, ma il giocatore che più mi colpì…”

L’allenatore svela che una chiamata del Fenomeno lo convinse a tornare in Italia

di Gianni Pampinella

In una lunga intervista rilasciata al quotidiano portoghese Tribuna Expresso, Paulo Sousa svela che il suo ritorno in Italia, dopo una parentesi di due stagioni al Borussia Dortmund, fu solo merito della chiamata di Ronaldo.

“A quel tempo l’idea di tornare è venuta insieme al miglior giocatore al mondo dell’epoca, Ronaldo, che era all’Inter. Ho lavorato solo con un uomo d’affari, Giovanni Branchini, che era anche l’agente di Ronaldo. Mi hanno condizionato nella decisione di tornare in Italia. All’epoca si aprì un altro scenario, sia Real Madrid che Barcellona mi volevano, ​​e probabilmente sarebbe stata l’opzione migliore andare in Spagna, anche per vedere i metodi di allenamento”.

Com’è stato giocare tutti i giorni con Ronaldo?

“Era un fenomeno. Un ragazzo molto divertente, vivace e super dinamico. E aveva delle accelerazioni, negli ultimi 15 metri, che facevano la differenza. Ma, a dire il vero, il giocatore che più mi ha colpito a livello tecnico è stato, senza dubbio, Roberto Baggio. Era un giocatore esuberante a livello tecnico”.

Meglio del Fenomeno?

“Diverso, perché la tecnica di Ronaldo era la capacità di accelerare, dribblare e la freddezza. Ho visto e continuo a vedere pochissimi come lui. Roberto Baggio era completamente diverso. Era un po’ più tattico, aveva una visione straordinaria in termini di controllo e passaggi e tutto ciò che decideva di fare in campo”.

Baggio è stato sempre molto riservato, concedendo poche interviste. Com’era?

“Uguale. E un’altra cosa che ho scoperto è che dopo l’allenamento continuava a lavorare sulla sua tecnica. Per passione, per amore e per continuare a migliorare”.

L’ex tecnico della Fiorentina ha poi dichiarato che la scelta dell’Inter di ingaggiare Marcello Lippi lo abbia aiutato a restare all’Inter: “Prima che Lippi firmasse con l’Inter ero destinato a partire perché non ero più adatto alla squadra. Con il suo arrivo e il suo approccio, identico a quello che aveva alla Juve, ho deciso di restare. Avrei potuto essere la sua prima scelta a centrocampo, ma non è stato così. La mia prestazione è stata influenzata dal mio cattivo umore, e questo non mi ha permesso di pensare a molte cose“.

(Tribuna Expresso)

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