L’Inter 2.0 nasce dietro una promessa: c’è un patto solenne tra Conte, Zhang e tutta la dirigenza

Ieri in conferenza stampa il tecnico e l’ad dell’Inter non hanno mai pronunciato la parola scudetto, a conferma degli accordi presi

di Andrea Della Sala, @dellas8427

Un mese dopo il summit di Villa Bellini, il tecnico Antonio Conte e l’ad Beppe Marotta si sono presentati davanti ai giornalisti per presentare la nuova stagione dell’Inter e la gara di questa sera contro la Fiorentina.

“Quaranta minuti figli di quel 25 agosto, un filo rosso diventato leggibile. C’è dietro una promessa, una stretta di mano tra Antonio Conte e Steven Zhang, oltre che la dirigenza tutta. Una cosa di questo genere qui: voi, dirigenti, non andate in giro a dire che siamo i favoriti per lo scudetto. E io, allenatore, eviterò ogni tipo di polemica pubblica. Il punto di partenza è tutto qui. È la chiave di lettura per capire a fondo, sotto la regia di Zhang: è stato il mediatore del «confronto» di un mese fa, ieri mattina prima della conferenza si è ripresentato nel centro sportivo, ha salutato la squadra e poi si è messo a scherzare con Conte, Marotta e Ausilio, autostrada ideale verso la conferenza”, racconta La Gazzetta dello Sport.

“Cosa resta di questi 40 minuti? Quel che non si è sentito mai. Mai, ad esempio, Marotta e Conte hanno pronunciato la parola scudetto. Neppure per sbaglio. E i due – sguardo fisso verso i computer – non hanno mai neppure citato la Juventus, che nei discorsi di Conte è stata semplicemente «la squadra che ha vinto», anche quando c’era da parlare dell’amico Pirlo. Forse è iniziata davvero un’altra storia. Confronto e confrontarsi, i vocaboli più ricorrenti. Conte che ha fatto un passo verso la società, quando ha spiegato: «Spesso e volentieri dimentico di godermi il percorso intrapreso con le squadre – ancora l’allenatore -, devo imparare in questo». Che è un po’ come dire: gestirò anche gli eventuali mancati successi. E, vicino a lui, un passo in avanti l’ha compiuto pure Marotta, accarezzando il suo tecnico: «L’anno scorso abbiamo fatto un lavoro straordinario, il grande merito è di Conte, è stata una cavalcata straordinaria di risultati. Gli obiettivi dichiarati sono i soliti: arrivare tra le prime 4 in Italia e partecipare con decoro all’Europa e alle altre competizioni». Nessun assillo, per carità. Però Marotta ci ha tenuto a sottolineare: «L’anno scorso a Conte è capitato di girarsi verso la panchina e non c’erano dei centrocampisti. Ora la rosa è numerosa». Anche senza quel Kanté che ha strappato un sorriso grande così a Conte, alla domanda se il francese fosse il «nuovo» Lukaku. «I tempi sono cambiati», ha detto il tecnico. Ma il sorriso valeva di più. Perché è più facile controllare le parole delle emozioni”, aggiunge il quotidiano.

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