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Inter, col Verona alcune note liete e altre stonatissime. E che un monito suoni chiaro

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L'analisi di FcInter1908 su quanto accaduto al Meazza tra Inter e Verona: vittoria al cardiopalma per i nerazzurri
Marco Astori Redattore 

L'Inter è campione d'inverno. Ma lo diventa trasformando quella che poteva essere una domenica tranquilla, aperta quasi subito con il gol di Lautaro Martinez, in quella che poteva diventare la giornata dell'aggancio in vetta della Juventus. Perché il palo colpito su rigore da Henry al 98', dopo il gol di Frattesi che sembrava aver messo la parola fine alla partita, poteva davvero rovinare forse un girone d'andata intero quasi perfetto da parte della squadra di Simone Inzaghi. E il rischio era già arrivato al 73', quando il Verona la partita l'aveva riacciuffata: sarebbe stato davvero un peccato enorme e un rospo davvero difficile da mandare giù.

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La partita di oggi, nella sua follia, ha detto molte cose: ma partiamo dalle note liete. La prima è sicuramente il ritorno in campo di Lautaro Martinez, che ha dimostrato ancora una volta di essere un giocatore in grado di cambiare una squadra intera. Perché oltre al gol di pregevole fattura, la sua prestazione è stata condita dalle sue classiche giocate di fino, stop orientati, aperture al millimetro ai compagni: bentornato (finalmente). La seconda è Benjamin Pavard: anche lui è finalmente tornato quello vero e lo dimostra una partita senza sbavature (se non un'incertezza generale sul colpo di testa nel primo tempo di Djuric). Legge il gioco prima, gioca senza paura e ora comincia anche a spingersi in avanti con un vero terzo di Simone Inzaghi: ottimi segnali. E l'ultima, a livello cronologico, è Davide Frattesi: è l'uomo della provvidenza per l'Inter e già prima del gol era stato fondamentale con il suo inserimento nell'occasione clamorosa mancata da Arnautovic. Che sia una rinascita per lui: servono i suoi gol, come quello di oggi, per la seconda stella.


Ed è proprio l'ultimo calciatore nominato la grandissima delusione di questa partita: Marko Arnautovic, che sembrava aver dato buoni segnali contro Lecce e Genoa, è stato protagonista di 25 minuti davvero pessimi contro il Verona. Partendo dalla palla persa sul pareggio dei veneti, passando per diversi falli inutili per arrivare fino alla palla tolta dalla porta degli avversari e il clamoroso colpo di testa mancato sulla linea di porta. Il suo ingresso doveva ridare fiato all'attacco e tenere in ghiaccio il pallone per provare a chiudere la partita: è successo invece tutto il contrario. E non può qualche errore o qualche palla persa condizionarlo mentalmente in questo modo da farlo diventare un corpo estraneo al posto in cui si trova. Marko, su la testa: altrimenti così non si va da nessuna parte.

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Da ogni partita si impara qualcosa e questa vittoria al fotofinish col Verona sia da monito chiarissimo per l'Inter di Simone Inzaghi: non basta il compitino per arrivare dove si vuole. Perché già nel primo tempo dalla tribuna si aveva il sentore che prima o poi, andando a quel ritmo troppo basso, la difficoltà sarebbe arrivata. E infatti il pareggio della squadra di Baroni ha messo la partita sull'esatto binario in cui non doveva andare. L'Inter dei 48 punti deve cercare di fare sempre l'Inter, anche tra stanchezza e difficoltà: abbassare l'attenzione può essere fatale ed è un errore che, nei limiti del possibile, non si deve commettere.

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