Barella: "Inter, resto a vita. Ecco cosa ci chiede Chivu. Da quando sono arrivato..."
Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, il centrocampista parla dei suoi anni in nerazzurro e indica gli obiettivi per la stagione che sta per iniziare
Dopo la straordinaria passata stagione, Nicolò Barella punta a replicare il doblete. In questi giorni l'Inter è in Germania per preparare la stagione che verrà, il centrocampista non vede l'ora di tornare a scendere in campo con la maglia nerazzurra.
Che cosa vi sta chiedendo Chivu?
«Di migliorarci ancora di più rispetto all’anno scorso. Vogliamo riprendere come abbiamo finito, quindi giocando il nostro miglior calcio. È un ritiro intenso. C’è chi lo vive meglio, chi si stanca un po’ di più, chi ha bisogno di più tempo per trovare la condizione perfetta».E a lei in particolare?
«Di dare una mano alla squadra e ora che manca Lauti, che avevo sentito prima della finale, anche di farmi sentire di più, di fare un po’ il capitano. Dal primo giorno che il mister è arrivato mi ha sempre dato fiducia e trattato in una maniera incredibile».Ha vissuto tante vite all’Inter: era il giovane da scoprire, è diventato la rivelazione, poi pilastro e infine vice capitano. Questa che fase è?
«Vado verso un’annata in cui cerco di sviluppare un gioco un po’ diverso, dato che il mio corpo ogni tanto risponde in maniera differente. Sto provando a giocare un calcio un po’ più “furbo” in termini di gestione, più conservativo. Il nostro modo di giocare, con i quinti che ci aiutano a buttarci avanti, me lo permette. Ho 29 anni e non più 22 come quando sono arrivato».Questa età ma soprattutto i sette anni all’Inter la rendono un punto di riferimento. Come è essere visto come un esempio?
«I “grandi” devono esserlo sempre, ma anche i giovani possono. È una questione di lavoro, di mettersi al servizio della squadra. A prescindere dall’età. Io non sento di dover essere per forza un riferimento ma se qualcuno ha piacere di parlare con me sono contento. Quindi non so se “esempio” sia la parola giusta, magari più fonte di ispirazione per la mia carriera qui».La prossima stagione a cosa punterete?
«Da quando sono arrivato all’Inter, quindi prima con Conte, poi con Inzaghi e ora con Chivu, l’obiettivo è sempre stato vincere. Poi ci sono stati anni in cui siamo stati più bravi e altri meno. Quest’anno è uguale. Ciò che cambia è che l’anno scorso abbiamo vinto campionato e Coppa Italia e ora per fare bene dobbiamo vincere di nuovo entrambe più la Supercoppa, oltre che cercare di fare meglio in Champions. Sarà difficile, ci vorranno tante energie, però i nostri obiettivi sono quelli».Si è fatto un regalo per il doblete?
«Una buona bottiglia di vino, un Henri Jayer Vosne Romanée Cros-Parantoux del 1999».La scorsa stagione ha avuto un momento di flessione, poi da inizio aprile 2 gol e 3 assist in 5 partite: era ritornato il vero Barella. Cosa è successo?
«Quel filotto arrivava dopo la mancata qualificazione al Mondiale. Quando tocchi il fondo, e per me era la seconda volta che perdevo un playoff, puoi soltanto risalire. Mi sono passati vari pensieri per la testa. Poi insieme agli altri abbiamo provato a pensare positivo. Io, senza più tenermi tutto dentro, ho capito che non dovevo farmi condizionare da quello che era successo per quanto brutto fosse stato e mi sono rimboccato le maniche dopo quei mesi in cui venivo dalla finale di Champions persa e poi dalla delusione Mondiale».L’Inter l’ha aiutata.
«Dopo quella sosta ho segnato alla Roma. L’abbraccio dei compagni, la loro felicità e io che tornavo a sorridere... Tutto questo mi ha fatto fare quel “clic”».È tutto quello che voleva essere per l’Inter?
«Non ho mai pensato di diventare il giocatore che ha fatto più assist nella storia del club, però lo sono diventato. E nemmeno di fare il vice capitano. Però se mi chiede se era quello in cui speravo dico sì. Come vorrei diventare ad esempio il calciatore con più presenze con questa maglia, ma non ci penso. Quando sono arrivato qui volevo solo dare tutto e vincere tutto. Potevo fare ancora meglio, ma sono orgoglioso del percorso».Quindi immagina di chiudere la carriera qui?
«Sì. Poi dipende da quanto invecchio velocemente».(Gazzetta dello Sport)
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