Benitez: "Inter? C’è un dato che preoccupa. Mi viene il sospetto che..."
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Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l'ex tecnico di Liverpool, Inter e Napoli Rafa Benitez ha parlato del flop delle squadre italiane in Champions:
Due gare seguite dal vivo aiutano ad avere un’idea più compiuta.
«Due partite completamente diverse nel loro sviluppo. Sorprendente, assai, il ko dell’Inter; e prevedibile, ma clamoroso per il modo in cui è avvenuto, quello della Roma. Ma io, e non per andare controcorrente, ho visto qualcosa, anzi tanto di buono, all’Olimpico».
L’Inter non sa vincere in Champions.
«Però parliamo anche della squadra che è andata in finale per due volte, nel 2023 e nel 2025. È chiaro che stupisce quello zero in classifica, ma l’unica ragionevole perplessità arriva dalle difficoltà mostrate con il Bruges. A me viene il sospetto che si sia trattato di un caso, di una serata storta. Ma c’è un dato sul quale non si può sorvolare: in questa fase iniziale della stagione, la difesa ha subito troppo».
Il sistema-Italia è in crisi?
«È in difficoltà, come dimostrano anche i tre Mondiali a cui ha dovuto rinunciare. I discorsi da affrontare sono differenti, ovviamente: da una parte ci sono i club, le loro scelte, gli investimenti; dall’altra la Nazionale e dunque la scuola, i talenti, che secondo me non mancano. Non esistono i Baggio, i Totti, i Del Piero, i Vieri ma ci sono calciatori che hanno un loro peso e tanta qualità».
C’è qualcosa che l’ha stupita?
«Ho riflettuto su una frase di Allegri, che mi pare appartenga anche a Capello, e che condivido: s’è smarrita la capacità di difendere, una delle caratteristiche di un calcio che è stato dominante a lungo, che ha saputo anche attaccare e bene, ma che non aveva mai perduto il proprio riferimento storico. Eppure anche là dietro ci sono figure di primissimo piano: Donnarumma è forse il più forte al mondo; Calafiori è titolare dell’Arsenal; Bastoni sta all’Inter da pilastro; Dimarco è un esterno che fa male anche quando avanza...».
Si può dire che la Serie A può rappresentare un limite per chi va all’estero, essendo poco allenante.
«In situazioni estreme si può dire, certo che sì. E comunque è un’analisi che va approfondita, perché Inter, Napoli, Roma e Como sono strutturate secondo parametri distanti, sia dal punto di vista tecnico-tattico che anagrafico. A me sembra un corto circuito momentaneo ma tra martedì e mercoledì si torna in Champions e le risposte arriveranno in fretta».
Come se ne esce?
«Bisogna puntare sui giovani e su uno stile di gioco equilibrato. Da quando, nel 2019, è cambiato il regolamento — consentendo di far ripartire l’azione dall’interno dell’area di rigore — le squadre sfruttano il pressing alto e marcano a uomo in fase difensiva. Questo è successo sul gol di Mbappé: un singolo errore, senza copertura, porta direttamente a un’occasione. Oggi le squadre difendono a uomo, il che si traduce in contropiede ogni volta che il pressing iniziale viene superato».
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