Ex Inter, Berti: "Trapattoni mio miglior allenatore. Ritiri? Le ragazze in hotel..."
Correva l’anno 1947. Ad Acqui Terme l’Inter preparò la stagione, per la prima volta lontano dal suo centro sportivo. Una scelta diventata con gli anni un habitué delle società professionistiche.
Nicola Berti di ritiri ne ha fatti per 17 anni, dall’82 al ’99, dividendosi tra Parma, Fiorentina, Inter e Tottenham. L’ex centrocampista dei nerazzurri e della Nazionale ha parlato proprio della sua esperienza ai microfoni de’ La Gazzetta dello Sport.
"Una volta era molto più divertente, c’era più spazio per noi giocatori e per i tifosi, con cui stavamo a contatto durante gli allenamenti o alla sera, quando uscivamo per una passeggiata. Era tutto più facile, più ‘leggero’. Adesso i ritiri sono blindati e sono diventati di una noia mortale".
Aneddoti che riportano la memoria al suo periodo da calciatore?
"Tanti. A Cavalese, in Trentino, dove andavo in ritiro con l’Inter di Trapattoni, di sera nelle camere, tutte dotate di filodiffusione, mettevamo un film. Era ancora l’epoca delle Vhs ed ero io l’incaricato di pescare tra le videocassette a disposizione nella hall dell’hotel. Il fatto è che ogni volta che la reception mi avvisava di una telefonata arrivata per il sottoscritto, prima di accettarla dicevo di stoppare il film, certe volte sul più bello. E i compagni si incazzavano. Li sentivo urlare, insultarmi, qualcuno veniva a picchiare contro la porta dicendomene di tutti i colori. Ma che dovevo fare, non rispondere al telefono? E d’altra parte, mica avevo voglia di perdermi il finale del film. Quando avevo finito di parlare, richiamavo in portineria e dicevo di far ripartire la cassetta".
Trapattoni che allenatore è stato?
"Il migliore che ho avuto. Il solo mister che mi abbia allenato per tre anni di fila. Un martello, ma di eccezionale umanità. Con lui avevo un rapporto veramente speciale. Bastone e carota, rimproveri e carezze: mi ha dato tutto, e lo ha fatto sempre col cuore. Alcuni suoi consigli li conservo dentro di me e dentro di me resteranno per sempre".
Altri episodi meritevoli di citazione?
"Avevamo due o tre furgoni per spostarci. Uno lo guidavo io, coi compagni che si reggevano ai poggiatesta e ai sedili mentre io mi divertivo a sgasare lungo i pochi chilometri che separavano l’albergo dal campo di allenamento. Poi ricordo i classici gavettoni: io non li facevo, al limite li ho subiti, però col caldo non erano così sgradevoli. All’Inter pure Klinsmann, Matthaus e Brehme ogni tanto si divertivano a lanciare acqua: uno pensa che i tedeschi siano seriosi, tutti d’un pezzo, ma quelli che ho conosciuto io se la spassavano più degli italiani".
E le ragazze?
"Beh, qualcuna si invitava in albergo a fare due chiacchiere. Sai com’è, sei giovane, lontano da casa... Stavamo sui divanetti a parlare a gruppetti di due, quattro, sei…".
E vi fermavate in sala? Nessuno prendeva poi le scale o l’ascensore in dolce compagnia?
"Ma no, dài, portare le ragazze in camera…?! Sarebbe stato troppo perfino allora".
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