Camolese: "Mazzola era il mio idolo. Mi è sempre stato vicino. Sapevo di poter..."
Intervistato da Tuttosport, Giancarlo Camolese ricorda Sandro Mazzola e il periodo trascorso insieme al Torino
Intervistato da Tuttosport, Giancarlo Camolese ricorda quando Sandro Mazzola lo convocò in sede. Ai tempi Camolese allenava la Primavera del Torino e Mazzola era da pochi giorni arrivato al Toro come dirigente.
Camolese, cosa ricorda di quel giorno?
«L’emozione, innanzitutto. Non lo avevo mai incontrato prima. Da piccolino ero un tifoso della Grande Inter e Sandro Mazzola era il mio idolo, il mio giocatore preferito. Figurarsi trovarselo davanti così… Poi dai 14 anni sono entrato nel settore giovanile del Toro e allora lì il cuore è andato in un’altra direzione, decisamente granata».
Cosa le disse?
«Voleva semplicemente conoscermi, capire come ragionavo, sapere quali fossero le mie idee. Era una persona in grado di metterti a tuo agio, una persona perbene. Era stato un grande calciatore eppure con lui potevi parlare tranquillamente. Poi qualche mese dopo i colloqui sono diventati decisamente più frequenti…».Perché è arrivata la panchina della prima squadra: il rapporto cambiò?
«Assolutamente no. Era sempre con noi durante gli allenamenti e in trasferta, seguiva la squadra, a me piaceva molto quando oltre a parlare della nostra realtà del momento raccontava qualcosa del suo passato, i ricordi all’Inter così come quelli legati al Toro».Con quale aggettivo lo descriverebbe?
«Un aggettivo è troppo poco. Sapeva ascoltare, era in grado di farti riflettere. Nel mio periodo con lui al Toro mi è sempre stato molto vicino, io avevo 39 anni ed ero un giovane allenatore, ha cercato semplicemente di accompagnare la mia crescita».Le ha dato dei consigli?
«Io avevo le idee abbastanza chiare e lui mi ha assecondato: non è neppure scontato. Quel gruppo, eravamo in Serie B e avremmo poi vinto il campionato, era molto numeroso e io ho detto a Mazzola che avrei voluto tenerli tutti. Mi ha detto che sarebbe stato un rischio ma che mi avrebbe appoggiato, così ha fatto».E con la squadra? Era un dirigente che da un certo punto di vista si intrometteva?
«La cosa importante da dire è che non è stato mai un dirigente invadente. Era presente, ma mai invadente».Com’era il rapporto con i calciatori?
«Ottimo con tutti, magari con chi conosceva già dall’Inter i rapporti erano più consolidati, mi vengono in mente Galante e Cauet, ma sapeva ascoltare e cercava di capire, era stato giocatore e conosceva la loro mentalità. Io l’ho vissuto in maniera molto discreta, sapevo che avrei potuto contare su di lui in ogni momento».(Tuttosport)
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