FC Inter 1908 News Interviste Capello: "Trovato qualcosa per non prendere Pirlo, ora solo un nome. Mancini? Sarebbe incredibile"

Capello: "Trovato qualcosa per non prendere Pirlo, ora solo un nome. Mancini? Sarebbe incredibile"

Andrea Della Sala
Fabio Capello ha parlato di quanto successo negli ultimi giorni attorno alla Nazionale e ha detto la sua per il futuro della panchina

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Delle recenti vicissitudini della Figc e della panchina della Nazionale ha parlato, intervistato da La Gazzetta dello Sport, l'ex tecnico Fabio Capello: «È stato un gran pasticcio. Secondo me è chiaro che, per non accettare Pirlo come allenatore della Nazionale, si è andati a fondo cercando di trovare delle cose contro di lui».

Un epilogo prevedibile?

«Me lo aspettavo che Maldini e Leonardo avrebbero dato le dimissioni, non sentendosi liberi di fare ciò che pensano sia importante per risollevare la Nazionale. In un certo senso, dopo aver promesso tanto, si sono sentiti usati».

Forse speravano in maggior libertà di manovra? Hanno inciso le forti personalità di tutti?

«Certo, sono caratteri forti, ma non hanno bisogno di essere protagonisti: avevano accettato dopo essere stati assicurati sull’indipendenza delle scelte, quindi conoscendoli mi sembrano normalissime le dimissioni da parte loro».

Considerava Maldini e Leonardo due profili giusti per il ruolo?

«Assolutamente. Avrebbero battuto una strada nuova, diversa, fuori dai canoni normali. Adesso però torniamo su delle persone che hanno già fatto l’allenatore della Nazionale».

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Ovvero?

«Per me ci sarebbe solo una persona che può prendere la Nazionale, perché mi sembra una cosa incredibile che Mancini possa tornare sulla panchina azzurra dopo averla lasciata in quella maniera».

È una ferita ancora aperta...

«Come si fa a lasciare la Nazionale senza nessun motivo per andare a prendere i soldi in Arabia Saudita?».

Chi preferirebbe?

«Per me resta solo Antonio Conte, che è un ottimo allenatore. Attenzione, non discuto la bravura di Mancini come tecnico, ma quello che ha fatto, secondo me, è molto grave».

Quindi, diceva, Conte...

«Nel suo biennio aveva fatto quello che ci si aspetta da un commissario tecnico della Nazionale e lui lo fa sempre attraverso i risultati. Così come José Mourinho ha detto che al Real Madrid l’unica cosa che conta è vincere, lo stesso vale per lui: l’unica cosa che conta con l’Italia è vincere. Il resto sono tutte filosofie che ci si inventa. Se però devo fare un appunto a Maldini e Leonardo, è quello di aver cercato di scalare l’Everest con le ciaspole: si sapeva che Guardiola avrebbe detto di no e loro si sono fatti un po’ trascinare dal fatto di essere liberi di scegliere. Anzi, secondo me si sono fatti prendere in giro: valutando la squadra che avrebbe dovuto allenare, Pep ha detto di no. Ha fatto degli incontri quasi per perdere tempo, penso che non avrebbe mai accettato. Me l’aspettavo. Quando ho sentito il nome di Guardiola mi sono detto: è un’utopia...».

Al di là del caso che si è scatenato, Andrea Pirlo le piaceva come profilo?

«Sì, una cosa nuova. Alla Juventus non aveva fatto male, ci si è dimenticati immediatamente. Poi aveva già fatto delle esperienze in giro e sarebbe stato qualcosa di diverso. Per esempio, la Spagna ha preso un allenatore (Luis de la Fuente, ndr ) che al momento della nomina aveva scatenato un po’ di scetticismo in patria, ma poi ha fatto quello che ha fatto, vincendo un Europeo e un Mondiale. Insomma: cercando vie nuove, ci sono delle possibilità che si riesca a combinare qualcosa di diverso. Altrimenti, torniamo indietro. Hanno cercato queste altre vie, adesso si prende la scorciatoia per tornare sulla stessa strada. Conte deve pensare a fare risultati e basta».

Ora da dove si riparte?

«Dall’Italia che deve fare qualcosa di italiano, senza andare a copiare nessuno perché non siamo capaci. Però c’è un aspetto molto importante. Quello che era il programma, che probabilmente avevano previsto Leonardo e Maldini quando parlavano di un orizzonte di 8-10 anni, era la cosa più giusta. Cominciando a non prevedere le classifiche nella scuola calcio - questa è la mia idea -, vietando fino ai 14-15 anni di fare tattica. E chi non è capace di allenare, che non faccia l’allenatore. Serve riproporre la libertà di pensiero e di gioco ai ragazzi. Adesso dove si va? Io credo che, prima di accettare, loro due avessero fatto un programma, anche e soprattutto su questa strada, quando parlavano di 8-10 anni».

Con quali provvedimenti?

«Noi dobbiamo rifondare tutto il settore giovanile. Se non abbiamo capito questo... Però, se continuiamo a dare importanza alle classifiche, rifare la tattica senza mai lavorare sulla tecnica, continueremo ad avere grandi difficoltà con un calcio che è diventato più veloce e più aggressivo. Diciamo che è sfumato un progetto che secondo me aveva delle bellissime idee: il presidente lo aveva accettato, altrimenti Maldini e Leonardo non avrebbero abbracciato questa sfida».

E se il programma lo portasse avanti qualcun altro?

«Non saprei chi, onestamente».