FC Inter 1908 News Interviste Gasperini: "Esonero all'Inter? Ho vacillato, vi spiego tutto! La Roma e a chi parla di scudetto..."

Gasperini: "Esonero all'Inter? Ho vacillato, vi spiego tutto! La Roma e a chi parla di scudetto..."

Alessandro Cosattini
Ha una vena calcistico-nostalgica Gian Piero Gasperini, 68 anni, ex allenatore dell'Atalanta ora in testa al campionato con la Roma: l'intervista al Corriere.

�La mia Freisa “343” mi ricorda l’Atalanta». Ha una vena calcistico-nostalgica Gian Piero Gasperini, 68 anni, ex allenatore dell'Atalanta ora in testa al campionato con la Roma. Si presenta al cronista del Corriere della Sera nell’inedita veste di vignaiuolo, in supporto del figlio Davide, patron della Cascina Gilli, a Castelnuovo Don Bosco, un angolo di paradiso, ribattezzato la «Riviera del Monferrato». Gasp si gode l’ultimo giorno di pausa, in vista della ripresa del campionato: ecco le sue parole. «Il 3-4-3 è sempre stato il modulo di riferimento, sebbene lo abbia declinato in modalità differenti, nell’arco della carriera. In Italia non ha mai avuto fortuna. L’ho importato dall’estero, dall’Olanda, in particolare. E non c’è dubbio che, fin qui, il punto più alto l’abbia raggiunto con l’Atalanta. La Freisa 343 non è frizzante, altrimenti la schiererei in attacco. La vedrei meglio in mezzo al campo, a dettare i tempi».

Com’è nata la dedizione a questo schema?

�È il mio modo di vedere il calcio. Ma i numeri contano fino a un certo punto. L’aspetto fondamentale è giocare da squadra: credere in un lavoro collettivo, nel quale gli attaccanti difendono e i difensori attaccano. Diciamo la verità: nel calcio, come nel vino, non s’inventa nulla. È lo spirito di gruppo che crea la differenza. Servono applicazione ed altruismo».

Ha mai dubitato delle sue idee?

�Certo che sì. Ho vacillato varie volte. L’esonero dall’Inter è stato forse il momento peggiore. Però ho saputo rialzarmi. E devo tanto all’Atalanta, che ha continuato a darmi fiducia, anche quando i risultati non arrivavano».

Perché sostiene che la Freisa “343” assomiglia alla Dea?

�È un ottimo vitigno, ma non è un big, non è considerato al livello di Barolo o Barbaresco. Mio nonno e mio padre imbottigliavano la Freisa dalle damigiane. Ho un legame affettivo con la Freisa. E amo l’idea di costruire qualcosa di grande, piano piano, partendo da un gradino magari inferiore».

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Perciò, un anno fa, ha rifiutato la Juve, dov’è cresciuto calcisticamente?

�No comment (ride, ndr). Al limite, posso riconoscere che ho lasciato l’Atalanta, nel momento in cui ho realizzato che non era umanamente possibile fare di più».

All’Atalanta ha ottenuto il massimo possibile, non c’è il minimo dubbio. Pensa l’abbiano compreso tutti?

�Mi pare proprio di sì. Non solo e non tanto per l’Europa League vinta. Ma per la qualità del gioco e per la costanza dei piazzamenti in zona Champions conquistati in nove anni. Non è il singolo trofeo a decretare la bravura di un tecnico».

La commozione che l’ha felicemente travolta durante la conferenza stampa della scorsa stagione, alla vigilia della sfida contro i suoi ex colori, denota un insospettabile sentimentalismo del Gasp.

�Ci mancherebbe altro. Bergamo è stata la tappa più lunga e intensa della mia esistenza da girovago del pallone. Non ho rimpianti, ma provo una profonda nostalgia per una comunità dove mi ero integrato perfettamente. Non a caso ci torno spesso. Mi manca tutto, di Bergamo».

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E a Roma come butta?

�È una realtà completamente diversa, ovviamente. Ma non è una brutta città. Il problema più grosso è la sua cucina. Devo stare attento alle carbonare, sto ingrassando troppo».

Il sogno scudetto sembra a portata di mano.

�Il nostro piano prevedeva di arrivarci in tre anni. Non ci dispiacerebbe anticipare. Però siamo consapevoli che la strada è lunga. Nel football non esistono vie diritte o percorsi netti. Ci saranno alti e bassi. Se riusciremo a gestirli, chissà…».

Qualcuno sostiene che certi amori fanno giri immensi e poi ritornano. È uno «schema» applicabile al rapporto tra lei e l’Atalanta?

�E chi può escluderlo? Una cosa è certa. La mia casa a Bergamo non l’ho venduta».

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